Divieto dei social media per i bambini: l’Europa fissa il limite, la Svizzera esita
Lo stesso giorno in cui Berlino annunciava un divieto dei social network per i minori di 13 anni, il Consiglio federale ha deciso: più protezione dei minori, ma nessuna età minima. L'UE vuole account personali solo dai 15 anni, l'Austria dai 14, mentre l'Australia esclude dal dicembre 2025 tutti i minori di 16 anni. In Svizzera quattro persone su cinque vogliono dei limiti. Un'analisi su studi, scappatoie e sulla domanda se un divieto protegga davvero i bambini.

Mercoledì 14.10.2026, due capitali, due risposte. A Berlino il governo federale ha approvato i punti chiave di un divieto dei social media: il progetto prevede che i bambini sotto i 13 anni non possano più usare, «in linea di principio», social network come TikTok, Snapchat o Instagram. A Berna il Consiglio federale ha integrato nel suo progetto di legge sulle piattaforme obblighi in materia di protezione dei minori. Un’età minima, però, non è prevista. Il ministro dei media Albert Rösti ritiene che al momento manchi una maggioranza a favore.
La popolazione la pensa diversamente. In diversi sondaggi circa quattro persone interpellate su cinque si dicono favorevoli al divieto dei cellulari a scuola o a un’età minima per i social network, trasversalmente a tutti i partiti. Tutt’intorno, intanto, si passa all’azione: dal 10.12.2025 l’Australia esclude tutti i minori di 16 anni. In settembre la Commissione europea ha presentato un «Kids Act», mentre l’Austria vuole imporre dal 2027 un’età minima di 14 anni. La Francia ha approvato un divieto per i minori di 15 anni, che il Consiglio costituzionale ha poi bocciato in agosto.
La Svizzera rischia di diventare una macchia bianca sulla carta d’Europa. La vera domanda è se si tratti di una negligenza o di una saggia prudenza. La ricerca, infatti, non è concorde e non è chiaro come un divieto possa essere fatto rispettare. E in Australia, secondo un sondaggio tra i genitori, la maggior parte dei bambini ha ancora il proprio account di prima.
| In breve | Social media e limiti d’età, situazione a ottobre 2026 |
|---|---|
| Svizzera | Nessuna età minima stabilita per legge. Legge sulle piattaforme con protezione dei minori in preparazione, messaggio entro fine giugno 2027 |
| Germania | Punti chiave del 14.10.2026: in linea di principio nessun accesso sotto i 13 anni, regole graduate fino ai 18 |
| UE | Proposta «Kids Act» del 17.09.2026: niente social network sotto i 13 anni, account personale solo dai 15 |
| Austria | Età minima 14 anni, progetto di legge da fine luglio 2026, obiettivo: entrata in vigore a inizio 2027 |
| Francia | Divieto sotto i 15 anni approvato dal Parlamento, articolo centrale annullato dal Consiglio costituzionale il 14.08.2026 |
| Australia | Divieto sotto i 16 anni dal 10.12.2025 |
| Piattaforme | Età minima secondo le proprie regole: per lo più 13 anni |
Che cosa ha deciso il Consiglio federale
La legge federale sulle piattaforme di comunicazione e sui motori di ricerca (LPCom) dovrebbe applicarsi ai servizi molto grandi, quelli che raggiungono ogni mese più di un decimo della popolazione, attualmente circa 900 000 utenti. Ne fanno parte Facebook, Instagram, YouTube, Google, TikTok e X, ma anche motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale come ChatGPT. Nella nuova versione, queste piattaforme dovranno analizzare e ridurre i rischi per i minorenni. La pubblicità basata sul profilo di un bambino o di un adolescente sarà vietata. Dovrà essere possibile segnalare i contenuti illeciti; in caso di violazioni sono previste multe fino al 6 per cento del fatturato annuo mondiale e, in ultima istanza, il blocco dell’accesso.
Il primo avamprogetto, dell’ottobre 2025, non conteneva norme sulla protezione dei minori. Nella consultazione sono piovute critiche. Protezione dell’infanzia Svizzera e Pro Juventute hanno scritto già nel titolo di un comunicato stampa che il consigliere federale Rösti aveva dimenticato i bambini e i giovani. Si sono detti favorevoli l’Alleanza del Centro, il PS, i Verdi, i Verdi liberali, il PEV e 22 Cantoni, contrari l’UDC, il PLR, l’UDF e i Cantoni di Svitto e Turgovia, che vedono minacciata la libertà d’opinione. Rösti respinge l’accusa: «No, il Consiglio federale non vuole alcuna censura, bensì la tutela della libera formazione e della libera espressione delle opinioni.»
Su un’eventuale età minima il Consiglio federale intende decidere solo quando sarà disponibile il rapporto su due postulati della consigliera agli Stati verde Maya Graf e dell’allora consigliera agli Stati verde Céline Vara. Il Consiglio degli Stati li aveva accolti senza opposizione nel marzo 2025; il rapporto è atteso per il 2027. Il messaggio sulla LPCom dovrebbe essere pronto entro fine giugno 2027 e, secondo Rösti, il Parlamento dovrebbe decidere nel corso del 2028. Se si arrivasse a un referendum, una votazione popolare sarebbe possibile nel 2029. Un bambino che oggi ha dieci anni ne avrebbe allora tredici.
Che ci voglia tanto tempo dipende anche da Washington. Nel maggio 2025 l’agenzia di stampa ATS, citando fonti anonime, ha riferito che il Dipartimento dell’economia e quello degli affari esteri avrebbero frenato la regolamentazione delle piattaforme durante la disputa sui dazi, per non inimicarsi Donald Trump. Il 14.10.2026 Rösti ha sottolineato che la soluzione svizzera è più liberale del Digital Services Act dell’UE. Già in febbraio Pro Juventute aveva avvertito che la protezione dell’infanzia e della gioventù non deve essere subordinata a interessi economici o di politica estera.

Il popolo vuole, i partiti esitano
Pochi temi mostrano un divario così ampio tra popolazione e politica. Nell’autunno 2024, in un sondaggio di Sotomo, l’82 per cento si è espresso a favore del divieto dei cellulari a scuola, con quote tra il 75 e l’85 per cento tra i simpatizzanti dell’UDC, del PS, dei Verdi e dei Verdi liberali. In un sondaggio di Tamedia del novembre 2024, il 78 per cento era favorevole a un’età minima legale di 16 anni per piattaforme come TikTok o Instagram. Nella primavera 2025, in un sondaggio di Sotomo commissionato da Axa, l’80 per cento si è detto favorevole a vietare i social media ai minori di 16 anni. «Siccome qui si tratta di bambini, la pressione è molto forte e la politica agirà», aveva detto allora l’autore dello studio, Michael Hermann di Sotomo.
I partiti sono più prudenti. L’UDC è il partito che respinge più nettamente un divieto: l’educazione, sostiene, è compito dei genitori. La sua consigliera nazionale zurighese Barbara Steinemann argomenta partendo dai bambini stessi: «Anche i bambini hanno dei diritti e non possiamo semplicemente privarli, nel tempo libero, di una parte del mondo digitale.» Eppure è proprio dal suo gruppo parlamentare che arriva la proposta finora più concreta. Con una mozione cofirmata da parlamentari di tutti i partiti, la consigliera nazionale zurighese dell’UDC Nina Fehr Düsel chiede un limite d’età di 14 anni per piattaforme come TikTok o Snapchat. «I bambini hanno bisogno di protezione e di limiti», afferma.
Nel 2025 i Verdi ritenevano un divieto inattuabile e quindi inadatto allo scopo, benché i due postulati provengano da loro. La consigliera nazionale di Basilea Campagna Florence Brenzikofer considera 14 anni «un’età adeguata». Il PLR e il Centro puntano sul divieto dei cellulari a scuola, il PLR anche sui genitori. In giugno la consigliera agli Stati lucernese del Centro Andrea Gmür-Schönenberger ha fatto approvare dal Consiglio degli Stati una mozione che intende obbligare le piattaforme e i fornitori di IA a proteggere i minori, senza un divieto. «Il tempo stringe, la necessità di intervenire c’è da tempo», ha dichiarato. In seno al governo, la ministra dell’interno Elisabeth Baume-Schneider si mostra più aperta del suo collega Rösti. «Sono aperta a un divieto dei social media. Dobbiamo proteggere meglio i nostri bambini», ha detto nel dicembre 2025 al «SonntagsBlick».
Come vivono online i giovani svizzeri
Quasi tutti i giovani in Svizzera possiedono uno smartphone: secondo lo studio JAMES della ZHAW sono il 99 per cento. Nel 2024 i giovani tra i 12 e i 19 anni stimavano il proprio tempo online in poco più di tre ore in un giorno feriale e in quattro ore e mezza in un giorno del fine settimana; nel 2016 erano state due ore e mezza e poco più di tre ore e mezza. Poiché nel 2024 le domande sono state rielaborate, il confronto è possibile solo in parte. Già l’82 per cento dei ragazzi di 12 e 13 anni usa i social network ogni giorno o più volte al giorno. Questi ragazzi si troverebbero al di sotto della maggior parte dei limiti d’età attualmente in discussione.
I rischi sono documentati. Secondo lo studio JAMES 2024, quasi un quarto dei giovani è stato più volte insultato o offeso in rete. Circa un terzo è stato avvicinato da sconosciuti con intenzioni sessuali indesiderate. Lo studio mostra però anche per che cosa i giovani usano i social network: il 57 per cento per svago, il 46 per cento per informarsi, solo il 4 per cento per mettersi in mostra. «I risultati vanno contro l’opinione corrente», afferma la ricercatrice della ZHAW Svenja Deda-Bröchin.
Berlino: un divieto che non è ancora tale
I punti chiave tedeschi provengono dal ministero di Karin Prien (CDU), ministra della famiglia. La normativa intende «vietare in linea di principio» ai bambini sotto i 13 anni l’uso dei social network; sono previste eccezioni per i servizi di cui sia dimostrata l’idoneità ai bambini. Per i ragazzi tra i 13 e i 18 anni sono previste «restrizioni graduate», ma i dettagli restano da definire. Il governo federale intende adoperarsi per una regola a livello dell’UE, ma fino ad allora vuole introdurre una normativa transitoria nazionale. «Chiamiamo con decisione i gestori delle piattaforme alle loro responsabilità e diamo man forte ai genitori», ha detto Prien. La ministra della giustizia Stefanie Hubig (SPD) è stata più esplicita: «I social media, così come funzionano oggi, non fanno bene ai bambini e ai giovani.»
Non si tratta ancora di una legge. Secondo la Deutsche Presse-Agentur, per ora è una dichiarazione d’intenti. Sempre secondo la dpa, solo l’UE può imporre alle grandi piattaforme un controllo obbligatorio dell’età. E per la verifica dell’età manca lo strumento: secondo l’eGovernment-Monitor 2026, la funzione online della carta d’identità è pronta all’uso solo per il 44 per cento dei titolari. Inoltre, può essere utilizzata solo a partire dai 16 anni.
A far discutere è il percorso che ha portato alla decisione. Nel giugno 2026 una commissione di esperti presieduta dal ricercatore in scienze dell’educazione Olaf Köller aveva confermato rischi considerevoli, senza però trovare un’intesa su un divieto per legge. Aveva presentato due opzioni: un’età minima di 13 anni oppure limitazioni di singole funzioni basate sul rischio. Il governo ha scelto la più severa. «Limitarsi a pensare a restrizioni d’età è riduttivo», afferma Köller. Per l’associazione del settore digitale Bitkom, il governo «va oltre il segno». Un’alleanza riunita sotto lo slogan «Protezione sì, divieto no» comprende anche le rappresentanze nazionali degli allievi e dei genitori, la Bundesschülerkonferenz e il Bundeselternrat.
Europa: Bruxelles, Vienna e Parigi
Il passo più grande lo prevede l’UE. Il 17.09.2026 la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha presentato il Kids Act. Il giorno prima, nel discorso sullo stato dell’Unione, aveva annunciato: «Niente social network sotto i 13 anni. Nessun account personale sotto i 15 anni.» Per i ragazzi tra i 13 e i 14 anni sono previsti mini-account con funzioni limitate, configurati dai genitori. Per tutti i minori di 18 anni dovrebbero scomparire le funzioni che favoriscono la dipendenza e i feed basati sul profilo, mentre i profili dovrebbero essere privati per impostazione predefinita. «Le piattaforme devono dimostrare di essere sicure», ha detto von der Leyen. La verifica dell’età dovrebbe essere affidata a un’app che conferma l’età senza trasmettere dati personali. Il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo devono ancora approvare la legge.
L’Austria non aspetta così a lungo. Il governo formato da ÖVP, SPÖ e Neos ha deciso un’età minima di 14 anni; il progetto è in consultazione da fine luglio 2026 e la legge dovrebbe entrare in vigore all’inizio del 2027. Sono interessati TikTok, Instagram, YouTube e Snapchat, ma non WhatsApp. Anche gli account esistenti dovranno essere verificati. Il portale tecnologico futurezone vi vede di fatto un obbligo di identificazione per tutti. «Non vogliamo punire i bambini, vogliamo proteggerli», afferma il vicecancelliere Andreas Babler (SPÖ). Il ministro dell’istruzione Christoph Wiederkehr (Neos) avverte: «Un divieto da solo non basta.»
Quanto rapidamente un divieto possa scontrarsi con dei limiti lo mostra la Francia. Nel gennaio 2026 il presidente Emmanuel Macron aveva annunciato: «Dal 1° settembre i nostri bambini e i nostri adolescenti saranno finalmente protetti. Farò in modo che sia così.» Il 21.07.2026 il Parlamento ha approvato un divieto per i minori di 15 anni. Il 14.08.2026 il Consiglio costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’articolo centrale. A suo giudizio, l’ingerenza nella libertà di espressione e di comunicazione non era proporzionata e il divieto poteva colpire anche servizi i cui rischi per i minorenni non erano dimostrati. La legge, rilevava inoltre il Consiglio, esigeva una verifica dell’età per tutti gli utenti, senza stabilirne condizioni e limiti. Macron ha incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu di elaborare una nuova versione giuridicamente solida.
Australia: la prova dei fatti
Che cosa produca un divieto nella pratica, finora lo si può osservare solo in Australia. Dal 10.12.2025 i minori di 16 anni non possono più avere un account su piattaforme come Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok, X o YouTube. Le piattaforme rischiano multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani. Secondo il governo, entro metà gennaio 2026 erano stati disattivati, rimossi o limitati più di 4,7 milioni di account di minori di 16 anni.
Il primo bilancio dell’autorità di vigilanza eSafety, di fine marzo 2026, è deludente. Secondo un sondaggio tra i genitori contenuto nel rapporto, su Instagram, Snapchat e TikTok circa sette bambini su dieci che vi avevano un account prima del divieto lo conservavano ancora. Su Facebook erano poco meno di due terzi, su YouTube circa la metà. I giovani aggirano il blocco con account falsi, foto di adulti o volti truccati, che al software di stima dell’età appaiono più vecchi. Il governo accusa le piattaforme di eludere deliberatamente la legge. Il primo ministro Anthony Albanese definisce il divieto un primo passo. Al tempo stesso, secondo un’analisi della Fondazione Konrad Adenauer, molti genitori si sentono rafforzati. Alcuni giovani riferiscono di subire meno bullismo, mentre i giovani delle zone rurali lamentano la perdita di contatti sociali.
Che cosa sa la scienza e che cosa no
Dal 2024 a dare il tono al dibattito è lo psicologo sociale americano Jonathan Haidt. Il suo libro «The Anxious Generation» attribuisce a smartphone e social media la responsabilità dell’aumento dei problemi psichici tra i giovani e chiede, tra l’altro, niente social media prima dei 16 anni. I critici, come la psicologa Candice Odgers sulla rivista scientifica «Nature», gli rimproverano di presentare delle correlazioni come cause.
Gli studi offrono argomenti a entrambe le parti. Una metanalisi di 26 studi ha rilevato un rischio di depressione più alto di circa il 13 per cento per ogni ora in più trascorsa sui social media, più marcato nelle ragazze. Uno studio con oltre 10 000 partecipanti, pubblicato sulla rivista scientifica «Pediatrics», ha associato il possesso di uno smartphone a 12 anni a un rischio più elevato di depressione e di sonno insufficiente. Uno studio longitudinale australiano su 3205 giovani ha invece trovato quasi nessun indizio di un nesso tra variazioni nell’uso e disagio psichico. Uno studio britannico non ha trovato prove che il divieto dei cellulari a scuola riduca l’uso o migliori il benessere. Questi risultati sono riassunti in un rapporto della cassa malati belga Mutualités Libres del giugno 2026.
«Un divieto generalizzato dà l’impressione che finalmente si stia facendo qualcosa», afferma Hannes-Vincent Krause del Weizenbaum-Institut di Berlino. Josephine B. Schmitt, del Center for Advanced Internet Studies di Bochum, avverte: «I divieti non risolvono molti problemi, ma li spostano in spazi meno visibili.» L’eticista lucernese Peter G. Kirchschläger sostiene invece che i social media vadano trattati come sostanze che creano dipendenza: «Per questo dovremmo trattarli come qualsiasi altro prodotto che crea dipendenza.» Anche il Consiglio federale, nel 2025, ha definito controversi gli effetti sulla salute psichica.
Il tallone d’Achille: chi verifica l’età?
Ogni divieto dipende in tutto e per tutto dalla verifica dell’età. Oggi sulla maggior parte delle piattaforme basta una data di nascita falsa. Un controllo efficace richiede una prova. E una prova di questo tipo tocca la sfera privata di tutti, non solo dei bambini. In Germania, secondo un sondaggio di YouGov commissionato dall’associazione dell’economia di internet eco, la maggioranza è contraria a controlli dell’età tramite documento d’identità o scansione del volto. Nina Fehr Düsel propone una scansione del volto da cancellare subito dopo la verifica.
La Svizzera disporrebbe di uno strumento proprio. Il 28.09.2025 il popolo ha accettato di stretta misura, con il 50,4 per cento dei voti, la legge sull’identità elettronica statale (Id-e). In origine la Confederazione intendeva introdurla il 01.12.2026. Il 30.06.2026 ne ha rinviato il lancio per motivi di sicurezza; una nuova data non è ancora stata fissata. Il consigliere nazionale verde Gerhard Andrey, presidente dell’alleanza «Pro e-ID», vede nell’Id-e una buona base per una verifica anonima dell’età. Resta da vedere se e come l’Id-e potrebbe interagire con la verifica dell’età prevista dall’UE.
Arena: serve un divieto dei social media?
A favore: sì a un limite d’età
- Feed che favoriscono la dipendenza, cyberbullismo e molestie sessuali colpiscono i bambini in modo particolarmente duro.
- Un limite fissato per legge rafforza i genitori, che oggi si trovano soli di fronte a colossi miliardari.
- Le piattaforme non fanno rispettare la propria età minima di 13 anni.
- In Svizzera circa quattro persone interpellate su cinque vogliono una regolamentazione.
- I Paesi vicini e l’UE agiscono, la Svizzera non può restare indietro.
- Con l’Id-e sarebbe possibile una verifica dell’età con un uso minimo di dati.
Contro: no a un divieto
- La ricerca mostra correlazioni, ma nessuna prova chiara di un rapporto di causa ed effetto.
- I divieti vengono aggirati, come dimostra l’Australia.
- I bambini ripiegano su canali e chat meno visibili.
- Una verifica dell’età efficace significa controlli per tutti, anche per gli adulti.
- I bambini hanno diritto a partecipare al mondo digitale.
- Sarebbe più efficace regolamentare il design che crea dipendenza e gli algoritmi, anziché escludere i bambini.
Il calendario in Svizzera
Commento: non escludere, ma trasformare
Un divieto dei social media per i bambini è politicamente allettante. È facile da spiegare e la popolazione lo vuole. Trasmette inoltre un’immagine di determinazione. L’Australia mostra però che cosa ne resta: milioni di account disattivati e, secondo i genitori, circa sette bambini su dieci che hanno comunque conservato il proprio account su Instagram, Snapchat o TikTok. La Francia mostra quanto rapidamente un divieto mal concepito naufraghi davanti ai giudici. Chi vuole proteggere i bambini non dovrebbe puntare sui gesti simbolici.
Non si tratta di un’arringa in favore dell’esitazione svizzera. Che un bambino di dieci anni ne compia tredici prima che arrivi un’eventuale legge non è un segno di scrupolosità. Tanto più che, secondo l’ATS, il ritardo era dovuto anche a riguardi nei confronti di Washington. Il Consiglio federale ha avuto bisogno della pressione della consultazione anche solo per inserire nella legge la protezione dei minori.
La strada migliore sta nel mezzo. L’UE la indica: sono le piattaforme a dover dimostrare di essere sicure per i bambini, non i genitori a dover provare il contrario. Per i minorenni, feed che favoriscono la dipendenza, scorrimento infinito e pubblicità basata sul profilo sono fuori luogo. Un limite d’età può completare questa trasformazione, se funziona una verifica tramite l’Id-e con un uso minimo di dati e se il limite è coordinato con l’Europa. In questo la Svizzera non deve per forza aprire la strada. Ma non può essere l’ultima.
Tutti i dati sono aggiornati al 19.10.2026. I sondaggi si basano su domande diverse e sono confrontabili solo in parte. Risultati degli studi secondo il rapporto delle Mutualités Libres del giugno 2026. Le citazioni rilasciate in un’altra lingua sono state tradotte dalla redazione. Le fonti sono citate nella lingua originale.
Sullo stesso tema: Le star che non esistono: come i cantanti IA si impadroniscono delle classifiche · TikTok come piattaforma educativa: moda passeggera o realtà? (in tedesco)
Fonti
- Consiglio federale: Mehr Jugendschutz im Plattformgesetz (14.10.2026)
- Plattform J: conferenza stampa di Albert Rösti (14.10.2026)
- SRF: Bundesrat will bei Social Media mehr Jugendschutz (14.10.2026)
- cash.ch/AWP: la protezione dei minori viene potenziata (14.10.2026)
- Parlamento/ATS: regolamentazione delle piattaforme in ritardo (06.05.2025)
- Protezione dell’infanzia Svizzera e Pro Juventute: comunicato stampa (05.02.2026)
- cash.ch/AWP: critiche alla legge sulle piattaforme (17.02.2026)
- cash.ch/ATS: Ständerat will Jugendschutz verstärken (03.06.2026)
- Blick: intervista a Elisabeth Baume-Schneider (20.12.2025)
- nau.ch: SVP fordert Social-Media-Verbot bis 14 (17.12.2025)
- SRF: Soll die Schweiz Social Media für Kinder verbieten? (17.04.2026)
- Beobachter: le posizioni dei partiti (28.02.2025)
- Sotomo e Berner Generationenhaus: Handyverbot an Schulen (05.12.2024)
- blue News: sondaggio Tamedia sull’età minima (28.11.2024)
- SRF: sondaggio Sotomo commissionato da Axa (11.05.2025)
- ZHAW: JAMES-Studie 2024
- ZHAW: JAMESfocus Soziale Netzwerke (02.07.2025)
- news4teachers: Bundesregierung beschliesst Altersgrenze (15.10.2026)
- ZDFheute: i punti chiave del governo tedesco (14.10.2026)
- Volksstimme/dpa: Social Media unter 13 tabu (14.10.2026)
- news.at: von der Leyen presenta il Kids Act (17.09.2026)
- news.at: Altersgrenze von 13 Jahren (16.09.2026)
- futurezone: il progetto di legge austriaco (28.07.2026)
- Cancelleria federale di Vienna: Mindestalter für Social Media (27.03.2026)
- LCP: perché il Consiglio costituzionale ha bocciato il divieto (14.08.2026)
- SRF: primo sì in Francia (27.01.2026)
- Fondazione Konrad Adenauer: bilancio in Australia (04.06.2026)
- netzpolitik.org: critiche dal mondo scientifico (19.05.2026)
- Mutualités Libres: rassegna degli studi (giugno 2026)
- SRF: Bund führt die E-ID per 01.12.2026 ein (25.02.2026)
- blue News: Id-e accettata di stretta misura (29.09.2025)
- Consiglio federale: Neuer Zeitplan für die Einführung der E-ID (30.06.2026)
- SRF: critiche al rinvio dell’Id-e (10.07.2026)
- eSafety: Social Media Minimum Age, Compliance Update (marzo 2026)
- Primo ministro australiano: 4,7 milioni di account (16.01.2026)
- Columbia Journalism Review: Haidt e i suoi critici
- Jonathan Haidt: The Anxious Generation, Four Norms



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