13a mensilità AVS: il popolo ha ordinato, ora gli si presenta il conto
Nel dicembre 2026 la 13a mensilità AVS sarà versata per la prima volta. Pochi giorni prima la Svizzera decide chi dovrà pagarla: 0,4 punti percentuali di IVA in più, senza limiti di tempo. Nei sondaggi il no è in vantaggio, in quello della SSR solo di poco. Un'analisi su un finanziamento a metà, su un fossato tra giovani e anziani e su che cosa innescherebbe un no.

Nel dicembre 2026 circa 2,6 milioni di pensionate e pensionati riceveranno per la prima volta una 13a mensilità AVS. Le persone sole otterranno fino a 2520 franchi in più all’anno, le coppie sposate fino a 3780 franchi. Pochi giorni prima, domenica 29.11.2026, Popolo e Cantoni decideranno come pagare questa rendita: con un aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) di 0,4 punti percentuali, senza limiti di tempo e al più presto dal 2028. Consiglio federale e Parlamento raccomandano il sì.
La situazione di partenza è paradossale. Il 03.03.2024 il 58,2 per cento dei votanti aveva approvato la 13a mensilità AVS. Ora al popolo si chiede di pagare il conto. Se sia disposto a farlo, resta incerto. Nel primo sondaggio SSR, condotto da gfs.bern, il 46 per cento si è espresso a favore dell’aumento dell’IVA e il 49 per cento contro. Altri due sondaggi danno il progetto più nettamente in svantaggio: Leewas ha rilevato per Tamedia e «20 Minuten» il 36 per cento di sì contro il 60 per cento di no, YouGov il 38 contro il 51 per cento.
Il progetto stesso, del resto, è un compromesso che non accontenta nessuno. Insieme al contributo federale copre solo circa la metà dei costi, vale senza data di scadenza e arriva con due anni di ritardo. Chi vuole capire perché la Svizzera si divida su un’imposta destinata a finanziare una rendita decisa da tempo deve partire dalla votazione del 2024.
| In breve | Finanziamento supplementare dell’AVS mediante un aumento dell’IVA |
|---|---|
| Votazione | domenica 29.11.2026, necessaria la maggioranza del popolo e dei Cantoni (modifica costituzionale) |
| Aliquota normale | dall’8,1 all’8,5 % |
| Settore alberghiero | dal 3,8 al 4,0 % |
| Aliquota ridotta | resta al 2,6 % (generi alimentari, medicamenti, libri, giornali) |
| Durata | illimitata |
| Entrata in vigore | stabilita dal Consiglio federale, al più presto all’inizio del 2028 |
| Gettito | circa 1,4 miliardi di franchi all’anno |
| Costo della 13a mensilità | 4,2 miliardi di franchi (2026), circa 4,5 miliardi (2030), circa 5,4 miliardi (2040) |
| Copertura | insieme al contributo federale, circa la metà dei costi supplementari |
| Parlamento | Consiglio nazionale 108 voti contro 85 e 6 astensioni, Consiglio degli Stati 28 contro 13 e 3 astensioni |
| Raccomandazione | Consiglio federale e Parlamento: sì |
Un sì senza cartellino del prezzo
Nel 2024 l’iniziativa dell’Unione sindacale svizzera per una 13a mensilità AVS è stata un successo clamoroso. Il 58,2 per cento dei votanti e una maggioranza dei Cantoni l’hanno approvata, contro la volontà di Consiglio federale, Parlamento e ambienti economici. Lo stesso giorno il popolo ha respinto con il 74,7 per cento l’iniziativa sulle pensioni dei Giovani liberali radicali, che voleva portare l’età di pensionamento a 66 anni. Il messaggio era chiaro: più rendita, ma senza lavorare più a lungo. «È anche un voto di protesta», ha detto il politologo Lukas Golder dell’istituto di ricerca gfs.bern la domenica del voto.
L’iniziativa lasciava aperta una sola domanda: chi paga. Il testo dell’iniziativa non menzionava il finanziamento. Il sondaggio condotto da gfs.bern dopo il voto ha mostrato che ad approvarla erano stati soprattutto i votanti più anziani, in particolare quelli tra i 60 e i 69 anni, mentre i più giovani erano piuttosto contrari. Secondo l’analisi, chi aveva votato no temeva soprattutto aumenti dell’IVA e dei contributi salariali. Ed è proprio su questo che la Svizzera è ora chiamata a pronunciarsi.
Due anni di tira e molla a Palazzo federale
Ne è seguito uno dei dossier di finanziamento più tormentati della storia recente. Nell’ottobre 2024 il Consiglio federale ha proposto un aumento dell’IVA di 0,7 punti percentuali. Il Consiglio degli Stati voleva una combinazione di IVA e contributi salariali più alti, il Consiglio nazionale una soluzione basata soltanto sull’IVA e limitata nel tempo. Nella procedura di appianamento delle divergenze le Camere non hanno trovato un’intesa. Nel giugno 2026 è dovuta intervenire una conferenza di conciliazione: 0,2 punti percentuali di contributi salariali più 0,4 punti percentuali di IVA, senza limiti di tempo.
Al Consiglio nazionale il compromesso si è spaccato in due. Il 17.06.2026 l’aumento dei contributi salariali è stato respinto con 98 voti contro 96, per l’opposizione dell’UDC, del PLR e dei Verdi liberali. È rimasta l’IVA. Il dibattito ha mostrato quanto siano profonde le fratture. «Chi oggi dice no vuole alzare l’età di pensionamento», ha esclamato la consigliera nazionale sangallese del PS Barbara Gysi. «L’IVA è il male minore», ha detto il verde liberale zurighese Patrick Hässig. E il consigliere nazionale dell’Alleanza del Centro Thomas Rechsteiner, di Appenzello Interno, ha avvertito che senza il finanziamento supplementare il fondo AVS si assottiglierebbe. Colmare la lacuna con un’età di pensionamento più alta sarebbe, a suo dire, un’illusione.
Nella votazione finale del 19.06.2026 il Consiglio nazionale ha approvato il progetto con 108 voti contro 85 e 6 astensioni, il Consiglio degli Stati con 28 voti contro 13 e 3 astensioni. Il gruppo PLR ha votato compatto contro, e così pure, salvo poche eccezioni, quello dell’UDC. Cinque voti favorevoli del gruppo UDC sono giunti da deputati della Svizzera romanda e del Canton Berna. Se questi cinque e i Verdi liberali, compatti nel sì, avessero votato no, il progetto sarebbe naufragato.
Un finanziamento che copre solo la metà
Il progetto ha un difetto di costruzione che entrambi gli schieramenti riconoscono: non basta. Nel 2026 la 13a mensilità costerà circa 4,2 miliardi di franchi, nel 2030 circa 4,5 miliardi e nel 2040 circa 5,4 miliardi. L’aumento dell’IVA frutterà dal 2029 circa 1,4 miliardi di franchi all’anno. Con il contributo previsto dalla legge, pari al 20,2 per cento delle uscite dell’AVS, la Confederazione partecipa con poco più di 900 milioni. Per il 2030 restano così scoperti, secondo un calcolo della redazione, circa 2,2 miliardi di franchi, quasi la metà. Come colmare questa lacuna, secondo la Cancelleria federale, è per ora una questione aperta.
A ciò si aggiungono due anni senza alcun finanziamento supplementare. Poiché l’imposta entrerà in vigore al più presto nel 2028, nel 2026 e nel 2027 l’AVS pagherà la 13a mensilità attingendo alle proprie riserve. Secondo la SRF, in tutto si tratta di quasi 9 miliardi di franchi. Stando alle prospettive della Confederazione, senza nuove entrate il Fondo di compensazione AVS, che a fine 2025 ammontava a 60,4 miliardi di franchi, scenderà nel 2027 sotto il livello prescritto dalla legge, pari alle uscite di un anno. Dato che l’aumento dell’imposta avrà effetto solo dal 2028, ciò dovrebbe accadere anche in caso di sì.
Le prospettive finanziarie del luglio 2026 mostrano che cosa il progetto può fare e che cosa no. Senza entrate supplementari, nel 2030 l’AVS registrerà un deficit di ripartizione di circa 2,7 miliardi di franchi, nel 2035 di circa 4,9 miliardi. Con l’aumento dell’IVA il deficit scenderà nel 2030 a circa 1,2 miliardi e nel 2035 a circa 3 miliardi. Nel 2035 il fondo si attesterebbe a poco meno del 70 per cento delle uscite di un anno, anziché a circa il 50 per cento. Il progetto frena la caduta, ma non la impedisce.
Quanto costa alle economie domestiche
Sull’onere per le economie domestiche le stime divergono molto. Nelle spiegazioni il Consiglio federale calcola in media circa 180 franchi per economia domestica all’anno, vale a dire circa 15 franchi al mese; i redditi più bassi pagano meno, quelli più alti di più. I Verdi indicano, per una persona con un reddito basso o medio, da 70 a 110 franchi all’anno. Chi spende 100 franchi per vestiti, un taglio dal parrucchiere o un pasto al ristorante pagherà in futuro circa 40 centesimi in più. Generi alimentari e medicamenti restano all’aliquota ridotta del 2,6 per cento.
Il PLR mette in campo un calcolo macroeconomico. Uno studio dell’istituto di ricerca BAK Economics, sul quale il partito si basa, quantifica in quasi 3,6 miliardi di franchi le perdite di crescita sull’arco di dieci anni; i più colpiti sarebbero le PMI, il commercio al dettaglio e la ristorazione. Ogni aumento d’imposta, inoltre, alimenterebbe il turismo degli acquisti nei Paesi vicini. Con un’aliquota normale dell’8,5 per cento la Svizzera resterebbe comunque un Paese con un’IVA bassa: la Germania applica il 19 per cento, la Francia e l’Austria il 20 per cento, l’Italia il 22 per cento.
Singolare la tempistica. In parallelo il Parlamento prepara un ulteriore aumento dell’IVA, questa volta per l’esercito. Il Consiglio federale aveva proposto 0,5 punti percentuali; il 21.09.2026 il Consiglio degli Stati ha approvato una variante con 0,2 punti percentuali e un fondo speciale per gli armamenti di 24 miliardi di franchi. Il Consiglio nazionale esaminerà l’oggetto nella sessione invernale. Il PLR parla di una tattica del salame e mette in guardia da un’IVA che potrebbe avvicinarsi al 10 per cento.

La questione generazionale
In sostanza la votazione è uno scontro tra generazioni. I sondaggi lo mostrano chiaramente. Nella rilevazione di Leewas il consenso cresceva con l’età, dal 27 per cento tra i più giovani al 46 per cento tra chi ha più di 65 anni. Nel sondaggio SSR chi ha tra i 18 e i 39 anni respinge il progetto con il 56 per cento, mentre le persone oltre i 65 anni lo approvano con il 55 per cento. «È un chiaro conflitto generazionale», ha detto alla SRF il politologo Lukas Golder di gfs.bern. Per i sostenitori è proprio questo un argomento a favore dell’IVA. A differenza dei contributi salariali, la pagano tutti, anche pensionate e pensionati, così come i turisti. «Un finanziamento di questo tipo ha però almeno il vantaggio di far contribuire le generazioni più anziane», ha detto la verde liberale bernese Kathrin Bertschy nel settembre 2025 al Consiglio nazionale.
Gli oppositori, per contro, vedono i giovani gravati due volte: pagano più imposte senza che le rendite siano garantite a lungo termine. L’associazione industriale Swissmem scrive che l’IVA cofinanzierebbe l’AVS per la terza volta, invece di riformarla. In effetti già oggi all’AVS vanno 1,4 punti percentuali di IVA; dopo un sì sarebbero 1,8. La prossima riforma, AVS 2030, secondo l’avamprogetto posto in consultazione non prevede un aumento dell’età di pensionamento. Se il finanziamento della 13a mensilità dovesse fallire, la riforma contempla scenari con IVA e contributi salariali ancora più alti.
Gli schieramenti
Sul fronte del sì, oltre a Consiglio federale e Parlamento, si trovano il PS, i Verdi, il Centro, il PEV e l’Unione sindacale svizzera. I sindacati, tuttavia, non sono compatti: secondo gfs.bern, il sindacato VPOD raccomanda il no. Il 05.09.2026 i delegati del Centro hanno deciso di raccomandare il sì con 164 voti contro 9. La ministra dell’interno Elisabeth Baume-Schneider difende il progetto. «Il Consiglio federale e il Parlamento non vogliono che l’AVS finisca in una spirale di deficit», l’ha citata la SRF il 09.10.2026. Per il Consiglio federale si tratta di «una soluzione equilibrata, perché tramite l’IVA tutte le generazioni contribuirebbero a preservare l’AVS, vale a dire sia i lavoratori sia i beneficiari di rendita, che riceveranno la 13a mensilità».
Sul fronte del no si schierano il PLR, l’UDC, le associazioni padronali e il mondo delle arti e mestieri. Gli oppositori non combattono la 13a mensilità, bensì il suo finanziamento. «Meno della metà è finanziata da questo progetto elaborato in modo approssimativo», ha dichiarato la copresidente del PLR Susanne Vincenz-Stauffacher il 28.09.2026, all’avvio della campagna. Il messaggio del partito è che a stringere la cinghia deve essere lo Stato, non la popolazione. L’UDC chiede risparmi nel settore dell’asilo e nella cooperazione allo sviluppo invece di nuove imposte.
Arena: un’IVA più alta per la 13a mensilità AVS?
A favore: sì al finanziamento supplementare
- Chi ordina paga: il popolo ha deciso la 13a mensilità nel 2024; senza finanziamento i deficit dell’AVS crescono decisamente più in fretta.
- Pagano tutti: l’IVA colpisce anche pensionate, pensionati e turisti, non solo chi lavora.
- Con un correttivo sociale: generi alimentari e medicamenti restano all’aliquota ridotta.
- Senza un sì il deficit salirà entro il 2035 a quasi 5 miliardi di franchi all’anno e il fondo si ridurrà a circa la metà delle uscite di un anno.
- Più si aspetta, più costoso diventa ogni risanamento successivo.
Contro: no all’aumento dell’imposta
- Mezza misura: insieme al contributo federale il progetto copre solo circa la metà dei costi, la lacuna resta.
- Senza limiti di tempo: l’imposta resta anche dopo una futura riforma.
- Cala la pressione per le riforme: misure strutturali come un’età di pensionamento legata alla speranza di vita vengono rinviate.
- Potere d’acquisto: un onere in più, che si somma all’aumento dei premi di cassa malati e degli affitti.
- Tattica del salame: con l’IVA prevista per l’esercito incombono ulteriori aumenti.
Che cosa cambierebbe con un sì e con un no
| In caso di sì | In caso di no | |
|---|---|---|
| 13a mensilità | versata da dicembre 2026 | versata comunque da dicembre 2026 |
| IVA | aliquota normale all’8,5 %, al più presto dal 2028, senza limiti di tempo | resta all’8,1 % |
| Deficit di ripartizione 2030 | circa 1,2 miliardi di franchi | circa 2,7 miliardi di franchi |
| Deficit di ripartizione 2035 | circa 3 miliardi di franchi | quasi 5 miliardi di franchi |
| Fondo AVS 2035 | poco meno del 70 % delle uscite annue | circa il 50 % delle uscite annue |
| Prossima tappa | la riforma AVS 2030 dovrà colmare la lacuna restante | riforma AVS 2030 con scenari da 0,7 a 0,9 punti percentuali di IVA o una combinazione con i contributi salariali |
Un no avrebbe una conseguenza che molti trascurano: la 13a mensilità verrebbe versata comunque. Attuazione e finanziamento sono due atti normativi distinti. Il conto non verrebbe cancellato, ma spostato: sul fondo AVS e quindi sulla prossima riforma. Il Consiglio federale intende presentare il messaggio sulla riforma AVS 2030 nella primavera del 2027. Qualsiasi ulteriore aumento dell’IVA richiederebbe una nuova votazione popolare.
I sondaggi: no di misura, esito aperto
Sono disponibili tre sondaggi. Nel primo sondaggio di gfs.bern per la SSR, svolto dal 05.10.2026 al 18.10.2026 presso 14 874 aventi diritto di voto con un margine d’errore di 2,8 punti percentuali, il 46 per cento si dice favorevole al progetto e il 49 per cento contrario, mentre il 5 per cento è indeciso. gfs.bern parla di una «situazione di stallo con un leggero vantaggio del no». Più netto il no nelle altre due rilevazioni: Leewas ha rilevato per Tamedia e «20 Minuten», il 07.10.2026 e l’08.10.2026, il 36 per cento di sì e il 60 per cento di no; YouGov, dal 07.10.2026 al 19.10.2026, il 38 per cento di sì e il 51 per cento di no. Secondo gfs.bern il sì prevale tra i simpatizzanti del PS, dei Verdi, del Centro e dei Verdi liberali, il no tra quelli del PLR, con il 54 per cento, e dell’UDC, con il 68 per cento. Il consenso più ampio è andato all’argomento secondo cui le lacune vanno colmate con riforme strutturali anziché con imposte aggiuntive: lo condivide il 67 per cento. Secondo l’istituto, la formazione dell’opinione è «ancora poco avanzata» e nella fase principale della campagna sono «tuttora possibili spostamenti considerevoli». Trattandosi di una modifica costituzionale, il progetto ha bisogno, oltre che della maggioranza del popolo, anche di quella dei Cantoni. Secondo YouGov, al momento non raccoglie la maggioranza in nessun Cantone.
| Sondaggio | Rilevazione | Sì | No | Indecisi |
|---|---|---|---|---|
| gfs.bern per la SSR | dal 05.10.2026 al 18.10.2026, 14 874 persone interpellate | 46 | 49 | 5 |
| YouGov Schweiz | dal 07.10.2026 al 19.10.2026, 2949 persone interpellate | 38 | 51 | 11 |
| Leewas per Tamedia e «20 Minuten» | 07.10.2026 e 08.10.2026, 11 239 persone interpellate | 36 | 60 | n. d. |
A titolo di confronto: in occasione dell’ultimo aumento dell’IVA a favore dell’AVS, con la riforma AVS 21 nel settembre 2022, i sondaggi precedenti il voto oscillavano tra il 54 e il 65 per cento di sì; il progetto è stato poi accolto con il 55,1 per cento. Allora il PS e i Verdi si sono schierati contro l’imposta, i partiti borghesi a favore. Nel 2026 i fronti sono invertiti. Che un progetto accreditato del 36 per cento sette settimane prima del voto trovi ancora una maggioranza sarebbe insolito. Non è però escluso, perché durante la campagna le opinioni possono ancora spostarsi in misura considerevole.
Cronologia
Commento: chi ordina deve pagare, anche se il conto è scritto male
Il progetto non è un capolavoro. Insieme al contributo federale copre solo la metà, vale senza data di scadenza e rinvia a più tardi il vero lavoro: una riforma dell’AVS che tenga conto dell’aumento della speranza di vita. La critica degli oppositori è legittima. La loro conclusione non lo è.
Un no, infatti, non fa risparmiare nemmeno un franco. La 13a mensilità sarà versata che la Svizzera dica sì o no il 29.11.2026. Chi respinge il finanziamento paga la rendita intaccando la sostanza del fondo AVS, cioè con il denaro che mancherà ai pensionati di domani. La responsabilità individuale, altrove invocata tanto volentieri, significa anche questo: chi ordina qualcosa lo paga. E lo paga adesso: non tocca alla prossima generazione.
Un sì non è dunque un assegno in bianco. Obbliga Consiglio federale e Parlamento a cercare la seconda metà non di nuovo nelle imposte, ma in riforme che finora nessuno osa toccare: l’età di pensionamento, l’aggancio alla speranza di vita, le uscite della Confederazione. Chi lo vuole non è tenuto ad amare questo progetto. Deve soltanto fare i conti con onestà.
Tutti i dati sono aggiornati al 30.10.2026. Le cifre su costi e gettito provengono dalla Confederazione e, a seconda della base dei prezzi, possono variare leggermente. La quota non coperta è frutto di un calcolo della redazione. Il secondo sondaggio SSR sarà pubblicato in novembre; questo articolo verrà poi aggiornato. Le citazioni rilasciate in un’altra lingua sono state tradotte dalla redazione. Le fonti sono citate nella lingua originale.
Sullo stesso tema: Mezzo per cento per l’esercito: chi deve pagare il riarmo della Svizzera (in tedesco) · Iniziativa per l’equità: il Centro sfida il sì all’imposizione individuale · Legge sul materiale bellico: quanta neutralità sopporta l’industria degli armamenti?
Fonti
- Consiglio federale: pagina della votazione AHV-Zusatzfinanzierung con le spiegazioni (stato al 12.10.2026)
- Consiglio federale: Bundesrat empfiehlt Ja zur Erhöhung der Mehrwertsteuer (05.10.2026)
- UFAS: informazioni sulla votazione (05.10.2026)
- Consiglio federale: Neue Finanzperspektiven der Sozialwerke (02.07.2026)
- UFAS: Finanzielle Lage und Perspektiven der AHV
- Consiglio nazionale: votazione finale (19.06.2026)
- Parlamento/ATS: Für die 13. AHV-Rente wird die Mehrwertsteuer erhöht (19.06.2026)
- Parlamento/ATS: Räte erhöhen lediglich die Mehrwertsteuer (17.06.2026)
- Blick: diretta testuale del dibattito al Consiglio nazionale (17.06.2026)
- SRF: 13. AHV-Rente nur teilfinanziert (17.06.2026)
- cash.ch/AWP: Fragen und Antworten zur Finanzierung (19.06.2026)
- Parlamento/ATS: Einigungskonferenz beantragt Mischfinanzierung (10.06.2026)
- SRF: Das Absturzpotenzial bleibt (10.06.2026)
- Consiglio federale: Botschaft zur Finanzierung der 13. AHV-Rente (16.10.2024)
- SRF: votazione del 03.03.2024 (04.03.2024)
- gfs.bern: VOX-Analyse März 2024
- cash.ch/AWP: primo sondaggio Tamedia sulla votazione del 29.11.2026 (14.10.2026)
- YouGov Schweiz: barometro d’opinione sulle votazioni del 29.11.2026 (20.10.2026)
- YouGov Schweiz: Warum die AHV-Vorlage einen schweren Stand hat (23.10.2026)
- gfs.bern: SRG-Trendumfrage, 1. Welle zur Abstimmung vom 29.11.2026 (23.10.2026)
- SRF: Erste SRG-Umfrage zur Finanzierung der 13. AHV-Rente (23.10.2026)
- Plattform J: Allianz fordert Zusatzfinanzierung (13.10.2026)
- cash.ch/ATS: assemblea dei delegati del Centro (06.09.2026)
- cash.ch/AWP: FDP startet Kampagne gegen die Mehrwertsteuer (28.09.2026)
- SRF: Mehr Mehrwertsteuer, zumutbar oder nicht? (09.10.2026)
- Swissmem: Nein zur unbefristeten Steuererhöhung
- USS: assemblea dei delegati sul finanziamento (20.08.2026)
- cash.ch/AWP: Ständerat will Mischfinanzierung für Rüstungsfonds (21.09.2026)
- SRF: Wer finanziert künftig die 13. AHV-Rente? (03.06.2026)
- Swissvotes: Reform AHV 21 (votazione del 25.09.2022)
- cash.ch/AWP: FDP startet ihre Kampagne, prima versione (28.09.2026)
- RSI/ATS: IVA per l’AVS: liberali-radicali in campo per il «no» (28.09.2026)



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