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Analisi

Successione di Parmelin: l’UDC vuole il dossier dell’asilo, a decidere sarà il Consiglio federale

Con la successione di Guy Parmelin l'UDC vuole assumere il dossier dell'asilo. Ma sui dipartimenti decide il Consiglio federale. La strada verso il Dipartimento di giustizia passa da Beat Jans.

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin nel ritratto ufficiale 2026
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin si dimette con effetto al 31.12.2026. Foto: Cancelleria federale, Attribution, via Wikimedia Commons

Il seggio è assicurato all’UDC, il dipartimento no. Il 02.10.2026 il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha annunciato le dimissioni con effetto al 31.12.2026, dopo undici anni in Governo. Il 09.12.2026 l’Assemblea federale plenaria eleggerà chi prenderà il suo posto. Che il seggio vada all’UDC, quasi nessuno lo contesta. «Il seggio dell’UDC è fuori discussione», si leggeva nell’annuncio della puntata dell’«Arena» della SRF del 16.10.2026. Resta invece da capire quale compito assumerà in Governo la persona eletta.

L’UDC ha scoperto presto le sue carte. Il Dipartimento di giustizia e polizia (DFGP) e il Dipartimento della difesa (DDPS) sono i dipartimenti «con i maggiori problemi per il futuro e il maggiore deficit di conduzione», ha scritto il partito il giorno stesso dell’annuncio delle dimissioni. Nella successione di Parmelin, ha aggiunto, baderà in particolare a che la persona scelta sia in grado di dirigere uno dei due. Solo che sui dipartimenti non decidono né l’UDC né il Parlamento, bensì il Consiglio federale stesso. In un primo tempo si libera il Dipartimento dell’economia (DEFR). Al DFGP l’UDC arriva soltanto se il ministro della giustizia Beat Jans (PS) lo lascia.

TemaSituazioneFonte
DimissioniAnnunciate il 02.10.2026, con effetto al 31.12.2026UDC, AWP
Elezione09.12.2026, da parte dell’Assemblea federale plenariaServizi del Parlamento
CandidatureOtto annunciate entro il 23.10.2026, nessuna ritirata; al 29.10.2026 Thomas Aeschi non aveva ancora confermato la sua candidaturaUDC, SRF, «20 Minuten»
DesignazioneAudizioni fino al 13.11.2026, poi proposta della commissione di selezione; decisione del gruppo parlamentare il 20.11.2026UDC, «20 Minuten»
DipartimentiLi ripartisce il Consiglio federale in corpore, di regola secondo l’anzianità di servizioServizi del Parlamento, SRF
Si liberaIl DEFR; nessun passaggio di Beat Jans o di Martin Pfister è stato decisoSRF, «Blick»
Durata del mandatoFino al rinnovo integrale del Consiglio federale nel dicembre 2027Servizi del Parlamento
Rapporti di forzaUDC al 29,9 % nel barometro elettorale SSR del 16.10.2026 (sondaggio di settembre 2026)Sotomo, AWP
I fatti principali sulla successione di Parmelin (dati aggiornati al 30.10.2026)

Undici anni, due dipartimenti

Guy Parmelin fu eletto il 09.12.2015 per succedere a Eveline Widmer-Schlumpf. Al terzo turno di scrutinio ottenne 138 voti, a fronte di una maggioranza assoluta di 119. Si impose sugli altri due nomi del ticket ufficiale dell’UDC: Thomas Aeschi si fermò a 88 voti, il ticinese Norman Gobbi a 11. Da gennaio 2016 a dicembre 2018 Parmelin ha diretto il DDPS, da gennaio 2019 è a capo del DEFR. Nel 2021 e nel 2026 ha ricoperto la carica di presidente della Confederazione.

Secondo AWP, il 66enne vodese ha motivato le dimissioni con la volontà di lasciare spazio a forze fresche in tempi di incertezza. La decisione, ha precisato, non ha nulla a che vedere con la sua salute: ci rifletteva dall’estate. «Il mio feu sacré, forse, non era più così sacré come all’inizio», ha detto davanti ai media a Berna. E ancora: «Nessuno è insostituibile.»

Come è stato eletto Guy Parmelin nel 2015Grafico a barre: Guy Parmelin vince l’elezione del Consiglio federale del 2015 al terzo turno di scrutinio con 138 voti, davanti a Thomas Aeschi con 88 votiRETROSPETTIVACome è stato eletto Guy Parmelin nel 2015Voti ottenuti dai tre candidati ufficiali dell’UDC il 09.12.2015; maggioranza assoluta al 3° turno: 119Guy ParmelinThomas AeschiNorman GobbiFonte: Servizi del Parlamento, archivio delle elezioni del Consiglio federale · Al 1° e al 2° turno una parte dei voti è andata ad altre personeEXPERTISTAN1° turno9061502° turno11778303° turno1388811
Voti ottenuti dai tre candidati ufficiali dell’UDC nell’elezione del Consiglio federale del 09.12.2015. Fonte: Servizi del Parlamento.
Video: «Il ritratto di Guy Parmelin», RSI, Telegiornale delle 20.00, 02.10.2026, 3 minuti.

Come l’UDC sceglie i suoi candidati

L’UDC ha disciplinato la procedura da tempo. Già dopo le elezioni del 2019 ha istituito una commissione di selezione presieduta dall’ex consigliere nazionale Caspar Baader. Quando in Consiglio federale si libera un seggio, è questa commissione a condurre la selezione fino alla designazione da parte del gruppo parlamentare. Le sezioni cantonali dovevano annunciare le loro candidature entro venerdì 23.10.2026, alle 12.00.

La commissione sente tutti i candidati in audizioni che, secondo il «20 Minuten», si tengono fino al 13.11.2026 in luoghi mantenuti segreti. Viene esaminata la posizione sui temi chiave del partito: neutralità armata e autodeterminazione, il pacchetto di accordi con l’UE, asilo e migrazione, esercito e sicurezza interna, lo sgravio del ceto medio e delle imprese nonché un approvvigionamento energetico sicuro e a prezzi accessibili. A ciò si aggiunge l’esperienza dirigenziale, «e ciò soprattutto in considerazione dei dipartimenti problematici DFGP e DDPS», come ha scritto l’UDC il 23.10.2026. Entro il 13.11.2026 la commissione dovrà sottoporre la sua proposta al comitato direttivo del gruppo parlamentare. Il 20.11.2026 il gruppo deciderà le candidature ufficiali.

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L'UDC deve assumere il Dipartimento di giustizia e polizia?
Sì, chi critica deve passare ai fatti 100 %No, i dicasteri non sono un bottino 0 %
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Quanti nomi figureranno sul ticket non è ancora deciso. Secondo Baader, la commissione di selezione intende stabilirlo solo dopo tutte le audizioni; a quel punto valuterà anche se debba sondare altri esponenti. La SRF e il «Blick» parlano di due o tre nomi; il capogruppo Thomas Aeschi, secondo Radio SRF, si batte per almeno due. Per la successione di Ueli Maurer, nel 2022, il comitato direttivo del gruppo aveva raccomandato un ticket a due.

Per l’eventualità di un’elezione fuori dal ticket il partito ha preso le sue precauzioni. Chi accetta la carica di consigliere federale senza essere stato proposto dal gruppo parlamentare perde automaticamente, in virtù dell’articolo 9 degli statuti, l’appartenenza all’UDC. Secondo il «20 Minuten», i candidati firmano inoltre una dichiarazione personale con cui si impegnano a non accettare un’elezione di questo tipo. L’Assemblea federale, dal canto suo, non è vincolata ad alcun ticket. Il partito ha inserito la regola nei suoi statuti dopo l’elezione del Consiglio federale del 2007: allora l’Assemblea federale non rielesse Christoph Blocher e scelse al suo posto Eveline Widmer-Schlumpf, che pur essendo membro dell’UDC non si era candidata ufficialmente. L’UDC non la riconobbe come sua rappresentante; il conflitto sfociò infine nella fondazione del PBD. Il politologo Oscar Mazzoleni ha osservato ai microfoni della RSI che «l’UDC è l’unico partito a non poter accettare una candidatura selvaggia, non inclusa nel ticket».

Otto candidature, poche prese di posizione

Entro la scadenza le sezioni cantonali hanno annunciato otto nomi: cinque della Svizzera tedesca, due della Svizzera romanda e uno del Ticino; sette uomini e una donna. Quattro siedono in Consiglio nazionale, uno in Consiglio degli Stati, tre in un governo cantonale. Uno dei nomi è con riserva. L’UDC zughese ha designato a titolo cautelativo il capogruppo Thomas Aeschi, la cui decisione personale il 23.10.2026 era ancora in sospeso. «Ora voglio riflettere e avere i colloqui necessari», ha detto alla SRF. Anche il 29.10.2026, secondo il «20 Minuten», non aveva ancora deciso; sarà comunque sentito, come ha confermato il presidente della commissione Baader. Fino all’elezione si è astenuto dai lavori della commissione di selezione, di cui fa parte. Al 29.10.2026 nessuno aveva ritirato la propria candidatura.

Hanno rinunciato, tra gli altri, il presidente del partito Marcel Dettling («Il mio compito è guidare il partito»), la consigliera agli Stati Esther Friedli, il consigliere nazionale Pascal Schmid, responsabile del partito per l’asilo, nonché gli zurighesi Thomas Matter e Natalie Rickli. Il Cantone più popoloso non è rappresentato tra i candidati. Secondo la SRF, Zurigo non ha più un rappresentante in Consiglio federale da quattro anni; l’ultimo consigliere federale zurighese è stato Ueli Maurer.

NomeCantoneCarica attualeDichiarazioni sul dipartimento
Thomas AeschiZGConsigliere nazionale, capogruppoCandidatura non ancora confermata al 29.10.2026
Céline AmaudruzGEConsigliera nazionale«Sono candidata al Consiglio federale, non a un dipartimento in particolare»; delle preferenze le ha, ma parlarne sarebbe prematuro (AWP)
Marco ChiesaTIConsigliere agli StatiNessuna dichiarazione trovata
Jean-Pierre GallatiAGConsigliere di Stato, sanità e socialità, compreso il settore dell’asiloNessuna dichiarazione trovata
Michael GraberVSConsigliere nazionaleDa giurista, il Dipartimento di giustizia sarebbe quello a lui più congeniale, ma assumerebbe qualsiasi dicastero (secondo il «Blick» e blue News)
Franz RuppenVSConsigliere di Stato«Bisogna farsi carico di ciò che poi decide il Consiglio federale in quanto collegio.» Da giurista, il Dipartimento di giustizia sarebbe quello a lui più congeniale (secondo il «Blick»)
Pierre Alain SchneggBEPresidente del Governo, sanità, socialità, integrazioneNessuna dichiarazione trovata
Rémy WyssmannSOConsigliere nazionale«Sono in grado di assumere qualsiasi dipartimento»; secondo blue News si vede meglio al DFGP
Le candidature annunciate e le dichiarazioni sulla questione dei dipartimenti (candidati: situazione al 29.10.2026; dichiarazioni fino al 23.10.2026)

Sulle questioni di fondo i candidati sono vicini. Mazzoleni vede ben poche differenze nelle posizioni, in particolare su Europa e immigrazione; ne vede invece nello stile. Nelle fonti esaminate si sono espressi contro il pacchetto di accordi con l’UE, tra gli altri, Amaudruz, Chiesa, Graber e Wyssmann. Secondo la SRF, per Amaudruz con gli accordi sono in gioco l’indipendenza e la sovranità della Svizzera; da consigliera federale sosterrebbe però la posizione del collegio. All’assemblea dei delegati del 17.10.2026 Graber ha parlato di un «trattato coloniale», mentre Wyssmann afferma: «Gli accordi con l’UE mettono in pericolo le nostre istituzioni.» Su singoli punti si registrano scostamenti dalla linea del partito: Amaudruz ha votato più volte diversamente dal gruppo su questioni di società, Gallati ha criticato pubblicamente l’iniziativa sulla neutralità. In materia d’asilo, secondo blue News, Gallati sostiene una linea dura; lo stesso vale per Schnegg secondo la valutazione della SRF.

Chi ripartisce i dipartimenti

La regola è chiara. La ripartizione dei dipartimenti, osservano i Servizi del Parlamento nella loro scheda informativa sulle elezioni del Consiglio federale, «non spetta al Parlamento, ma al Consiglio federale». E ancora: «I membri del Consiglio federale sono tenuti ad assumere il dipartimento assegnato loro dai colleghi.» Come base legale, i Servizi del Parlamento rinviano all’articolo 35 della legge sull’organizzazione del Governo e dell’Amministrazione. Anche i vertici dell’UDC riconoscono questa competenza. «Inoltre la ripartizione dei dipartimenti è compito del Consiglio federale», ha detto Aeschi in un’intervista al «Blick».

Nella prassi conta l’anzianità di servizio. I membri esprimono i loro desideri seguendo l’ordine di anzianità. «In linea di principio, nella sala del Consiglio federale vale una regola: i membri con maggiore anzianità possono scegliere il loro dipartimento», scrive la SRF. Se Beat Jans e Martin Pfister non trovassero un’intesa, secondo la SRF si dovrebbe votare, cosa che accade molto di rado. Dal 2027 l’ordine sarà il seguente: Ignazio Cassis (PLR, eletto nel 2017), Karin Keller-Sutter (PLR, 2018), Albert Rösti (UDC) ed Elisabeth Baume-Schneider (PS, entrambi 2022), Beat Jans (PS, 2023), Martin Pfister (Alleanza del Centro, 2025) e, per ultimo, il nuovo membro dell’UDC.

Sette dipartimenti, un posto vacanteGrafico sulla successione di Parmelin: i sette dipartimenti del Consiglio federale nel 2026 con i loro capi, il DEFR che si libera e il conteso DFGPSUCCESSIONE DI GUY PARMELINSette dipartimenti, un posto vacanteIl Consiglio federale nell’ottobre 2026: dipartimento, capo, partito, Cantone e anno di elezioneFonti: Servizi del Parlamento (dati elettorali); UDC (02.10.2026); SRF e Blick (dipartimenti, ottobre 2026) · Rango dal 2027 secondo l’anno dielezione, elaborazione della redazioneEXPERTISTANDEFRGuy Parmelin, UDC, VD,eletto nel 2015, lascia il31.12.2026Si liberaDFAEIgnazio Cassis, PLR, TI,eletto nel 2017Dal 2027: rango 1DFFKarin Keller-Sutter, PLR,SG, eletta nel 2018Dal 2027: rango 2DATECAlbert Rösti, UDC, BE,eletto nel 2022Dal 2027: rango 3 o 4DFIElisabethBaume-Schneider, PS, JU,eletta nel 2022Dal 2027: rango 3 o 4DFGPBeat Jans, PS, BS, elettonel 2023; l’UDC punta alDFGP e al DDPSDal 2027: rango 5DDPSMartin Pfister, Centro, ZG,eletto nel 2025; l’UDC citaanche il DDPSDal 2027: rango 6NuovoChi succederà a GuyParmelin (UDC), elezione il09.12.2026Dal 2027: rango 7, sceglie per ultimo
Il Consiglio federale nell’ottobre 2026, con dipartimento, partito, Cantone e anno di elezione. L’ordine dal 2027 deriva dall’anno di elezione (nostra elaborazione). Fonti: Servizi del Parlamento, UDC, SRF, «Blick».

Ne derivano essenzialmente tre scenari. Se nessuno cambia dipartimento, il nuovo membro assume il DEFR. Se Jans passa al DEFR, si libera il DFGP: in tal caso Pfister può scegliere per primo tra DDPS e DFGP e al nuovo membro va il dipartimento restante. Se invece è Pfister a passare al DEFR, al nuovo membro resta il DDPS. In teoria anche membri con maggiore anzianità potrebbero rivendicare il DEFR, ma finora i media citano soltanto Jans e Pfister.

ScenarioChe cosa si liberaIl nuovo membro riceve
Nessuno cambia dipartimentoDEFRDEFR
Beat Jans passa al DEFRDFGPDFGP o DDPS, a seconda della scelta di Martin Pfister
Martin Pfister passa al DEFRDDPSDDPS
Che cosa significa l’anzianità per il nuovo membro dell’UDC (nostra elaborazione)

Come se la cavino i nuovi arrivati, lo mostra il passato. Dopo le elezioni del 05.12.2018 Karin Keller-Sutter assunse il DFGP e Viola Amherd il DDPS, mentre Parmelin passò al DEFR. «I due nuovi hanno dovuto prendere più o meno ciò che restava», disse allora il politologo Georg Lutz dell’Università di Losanna. Nel dicembre 2023 Elisabeth Baume-Schneider ottenne il Dipartimento dell’interno rimasto libero e il neoeletto Beat Jans divenne ministro della giustizia. «Il DFGP è attualmente il dipartimento più impopolare di Berna», commentò la corrispondente da Palazzo federale della SRF Christa Gall.

Che cosa è in gioco al Dipartimento di giustizia

Per sua stessa definizione, il DFGP si occupa di temi legati al diritto, alla società, alla migrazione, alla sicurezza e alla prevenzione. Ne fanno parte la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), l’Ufficio federale di giustizia e l’Ufficio federale di polizia (fedpol), oltre a istituti come quello della proprietà intellettuale, diverse commissioni e il Servizio Sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni.

Politicamente, in primo piano c’è il dossier dell’asilo. Nel 2024 il numero di nuove domande d’asilo è sceso a 27 740, l’8,2 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Nel 2025 è calato per il secondo anno consecutivo, a 25 781 (meno 7,1 per cento). Per il 2026 la SEM prevede dal 17.09.2026, nello scenario più probabile, circa 22 000 domande; a inizio anno ne stimava ancora 25 000. Da gennaio a settembre 2026 la SEM ha registrato 15 667 domande d’asilo, il 17 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A queste si aggiungono le persone in cerca di protezione provenienti dall’Ucraina. Nel 2025 sono state presentate 12 897 domande per lo statuto di protezione S, contro 16 616 l’anno prima. A fine 2025 le persone con questo statuto erano 71 762, 3692 in più di un anno prima. Per il 2026 la SEM prevede ormai circa 10 000 domande per lo statuto S, contro le 12 000 stimate a inizio anno. Il 19.08.2026 il Consiglio federale ha deciso di non revocare lo statuto S prima del 04.03.2028, ritenendo che una stabilizzazione duratura della situazione in Ucraina non sia prevedibile. Dal 20.08.2026 lo ottengono soltanto le persone che adempiono ai propri eventuali obblighi militari in Ucraina; i casi esistenti non sono toccati.

Meno domande d’asilo, meno domande per lo statuto SGrafico a barre: domande d’asilo in Svizzera in calo nel 2024 e nel 2025, così come le domande per lo statuto di protezione SASILOMeno domande d’asilo, meno domande per lo statuto SNuove domande all’anno in Svizzera. Per il 2026 la SEM prevede circa 22 000 domande d’asilo (stato al 17.09.2026)Domande d’asiloDomande per lo statuto di protezione SFonte: SEM, statistica sull’asilo 2024 (17.02.2025), statistica sull’asilo 2025 (19.02.2026) e statistica sull’asilo di agosto 2026 (17.09.2026)EXPERTISTAN202427 74016 616202525 78112 897
Nuove domande d’asilo e domande per lo statuto di protezione S. Per il 2026 la SEM prevede, nello scenario più probabile, circa 22 000 domande d’asilo (stato al 17.09.2026). Fonti: SEM, statistiche sull’asilo 2024, 2025 e di agosto 2026.

Il Dipartimento ha fama di essere poco ambito. «Il Dipartimento di giustizia è generalmente considerato impopolare, un “dipartimento per principianti”», scrive il corrispondente da Palazzo federale della SRF Andy Müller.

Gli argomenti dell’UDC

L’UDC motiva la sua rivendicazione con lo stato del Dipartimento. A sostenerla è la sua forza: nel barometro elettorale raggiunge il 29,9 per cento, mentre il DFGP è diretto dal 2024 da Beat Jans, del PS. All’assemblea dei delegati del 17.10.2026 a Bulle, il presidente del partito Marcel Dettling ha attaccato direttamente il ministro della giustizia: «Il consigliere federale socialista Jans farebbe meglio a fare il suo lavoro nel dossier dell’asilo.» E ancora: «Sul suo tavolo giacciono ormai quasi 40 richieste di inasprimento.» Nel comunicato stampa sull’assemblea si leggeva: «Siccome il ministro della giustizia Jans non fa nulla, deve essere il popolo a dettare legge.» Il responsabile della campagna elettorale Manuel Strupler ha lanciato ai delegati: «Più Rösti anziché più Jans.»

Il conflitto è nato ben prima che il seggio si liberasse. Già nella primavera del 2025, secondo il «Blick», i due consiglieri federali dell’UDC facevano pressione dietro le quinte: Albert Rösti chiedeva nella consultazione degli uffici una «svolta in materia d’asilo», Parmelin ravvisava un «bisogno d’intervento immediato». Con il consigliere di Stato André Rüegsegger, ex avvocato, l’UDC di Svitto voleva esplicitamente offrire la possibilità di assumere il DFGP, come ha riferito AWP. Rüegsegger nel frattempo ha rinunciato. Diversi dei candidati annunciati indicano il Dipartimento di giustizia come la scelta più naturale. A Graber e Ruppen, in quanto giuristi, sarebbe il più congeniale, ma alla fine bisogna farsi carico di ciò che decide il Consiglio federale, scrive il «Blick». Wyssmann, secondo blue News, si ritiene il più adatto per il DFGP, ma non rivendica un dipartimento specifico.

In sintesi, l’argomento dei favorevoli è questo: chi fa della politica d’asilo il suo tema centrale deve anche assumersene la responsabilità. L’UDC potrebbe mettere alla prova le sue ricette, ma dovrebbe anche farsi giudicare sui risultati.

Le obiezioni: rimpasto, Dipartimento dell’economia, collegialità

La prima obiezione è di natura pratica. Il DFGP si libera solo se Beat Jans cambia dipartimento. Il 04.10.2026 il «Blick», con il titolo «Beat Jans adocchia il DEFR», ha riferito che Jans potrebbe voler passare al Dipartimento dell’economia; l’articolo non riporta però prese di posizione di Jans o del suo dipartimento. Il politologo bernese Adrian Vatter ritiene comunque plausibile un cambio: «Lo scenario più probabile sarebbe che Beat Jans passasse al Dipartimento dell’economia», ha dichiarato alla SRF.

Così la disputa si sposta sul DEFR. «Sarebbe in effetti una situazione eccezionale, perché non abbiamo mai avuto un politico di sinistra al Dipartimento dell’economia», ha detto Vatter. Secondo Vatter, i partiti borghesi vogliono evitare che un esponente della sinistra lasci la propria impronta sulla politica dell’alloggio o del mercato del lavoro. Il presidente di Economiesuisse, riferisce la SRF, ha sottolineato l’importanza che il Dipartimento dell’economia resti in mani borghesi. Anche il copresidente del PLR Benjamin Mühlemann, secondo la SRF, si è detto contrario, sui giornali di Tamedia, a un passaggio di Jans al DEFR. «Solo che ai due partiti borghesi fa paura anche un ministro dell’economia Jans», ha scritto il redattore della SRF Andy Müller. L’alternativa sarebbe il passaggio di Martin Pfister al DEFR. «I partiti borghesi e le associazioni lo sosterrebbero», ha detto Vatter, aggiungendo però: «Servirebbe allora anche una decisione politica a maggioranza in seno al Consiglio federale, cosa che non sempre è vista di buon occhio.» Pfister ha assunto il DDPS solo un anno e mezzo fa, «con l’obiettivo di restarci», scrive la SRF. Il 10.10.2026 il «20 Minuten», citando CH Media, ha riferito che un cambio di dipartimento di Pfister è oggetto di discussione in una parte del suo partito e nella sua cerchia personale. Il presidente del Centro Philipp Matthias Bregy ha definito questa discussione «inopportuna a livello parlamentare». Nelle fonti esaminate non si sono trovate, fino al 30.10.2026, prese di posizione di Jans o di Pfister.

La seconda obiezione è di principio. I dipartimenti vengono ripartiti secondo la collegialità e l’anzianità di servizio, non secondo i desideri dei partiti. Secondo il «Blick», dietro la disponibilità dell’UDC a lasciar passare Jans al DEFR ci sono «anche considerazioni tattiche»: Jans dovrebbe allora vedersela con i contadini e difendere il dossier europeo. Anche tra i candidati c’è chi sottolinea di non volersi vincolare a un dipartimento. «Sono candidata al Consiglio federale, non a un dipartimento in particolare», ha detto Céline Amaudruz al lancio della sua candidatura. A ciò si aggiunge la brevità del mandato: la persona eletta resterà in carica fino al rinnovo integrale del Consiglio federale nel dicembre 2027, quindi, per cominciare, un anno.

Dagli altri partiti giungono soprattutto dichiarazioni di principio. Secondo il «20 Minuten» del 03.10.2026, il copresidente del PS Cédric Wermuth ha definito legittimo chiedersi se un nuovo membro dell’UDC debba assumere il settore dell’asilo: «Ma questo resta di competenza del Consiglio federale.» In un sondaggio di «Schweiz heute» sui requisiti posti ai candidati dell’UDC, pubblicato dal «Bote der Urschweiz» il 24.10.2026, nessuno dei gruppi parlamentari interpellati ha indicato un dipartimento preciso. Il gruppo del Centro vuole sapere dai candidati «se sostengono e difendono una decisione del Consiglio federale anche quando non corrisponde alla linea del proprio partito».

Romandia, Ticino, donne: il secondo dibattito

Accanto alla questione dei dipartimenti è in corso un secondo dibattito. Per l’elezione vale l’articolo 175 della Costituzione federale: «Le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese devono essere equamente rappresentate.» Dalla votazione popolare del 07.02.1999 questa disposizione sostituisce la precedente clausola cantonale. Oggi la Svizzera latina esprime con Parmelin, Baume-Schneider e Cassis tre dei sette membri. Se a Parmelin non succedesse nessuno della Svizzera romanda, dal 2027 Baume-Schneider sarebbe l’unica rappresentante romanda nel collegio. La Svizzera romanda rappresenta il 25 per cento della popolazione e dispone quindi, in linea di principio, di due dei sette seggi in Consiglio federale, ha scritto l’emittente La Télé il 16.10.2026.

Storicamente non sarebbe un caso isolato. Secondo la SRF, dal 1848 è accaduto almeno quattro volte che in Consiglio federale sedessero solo un romando e un ticinese, l’ultima negli anni Sessanta con Roger Bonvin e Nello Celio. La consigliera federale Baume-Schneider ha ammonito nella «Samstagsrundschau» di Radio SRF del 17.10.2026: «La rappresentanza delle regioni linguistiche è molto importante per la Svizzera romanda.» E ancora: «È in gioco la coesione della Svizzera.» La richiesta è presente anche all’interno dell’UDC. «Sul ticket deve esserci una romanda o un romando», ha detto Amaudruz secondo AWP. Il gruppo PLR si aspetta «che l’UDC, nel comporre il suo ticket, tenga conto anche di personalità della Svizzera latina», ha affermato il capogruppo Damien Cottier nello stesso sondaggio del 24.10.2026.

Altri ridimensionano la questione. «Da un lato, l’UDC è semplicemente meno radicata nella Svizzera romanda», ha detto il direttore di Sotomo Michael Hermann a luglio al «Blick». «La rappresentanza cantonale in Consiglio federale passa sempre più in secondo piano.»

La terza questione riguarda le donne. «Oggi solo due dei sette membri del Consiglio federale sono donne», osserva la SRF. Alliance F ha chiesto all’UDC un ticket composto esclusivamente da donne. Secondo il «Blick», su un ticket dell’UDC è comparso finora una sola volta il nome di una donna, quello della consigliera di Stato zurighese Rita Fuhrer, nel 2000. Amaudruz sarebbe la prima donna portata dall’UDC in Consiglio federale come candidata ufficiale. «Se il maggiore partito svizzero non designasse per il Consiglio federale né una donna né qualcuno della Svizzera romanda, dovrebbe giustificarsene», ha commentato il corrispondente da Palazzo federale della SRF Andreas Stüdli.

Persona elettaFranceseItalianoTedescoDonneCantone rappresentato due volte
Céline Amaudruz (GE)2143No
Pierre Alain Schnegg (BE)2142Berna (con Rösti)
Marco Chiesa (TI)1242Ticino (con Cassis)
Thomas Aeschi (ZG)1152Zugo (con Pfister)
Gallati, Graber, Ruppen o Wyssmann1152No
Come sarebbe composto il Consiglio federale dal 2027 (nostra elaborazione, membri per lingua)
Foto di gruppo del Consiglio federale dopo l'elezione del 12.03.2025
Foto di gruppo dopo l’elezione del Consiglio federale del 12.03.2025, in cui è stato eletto Martin Pfister. Foto: Cancelleria federale, Attribution, via Wikimedia Commons

La successione di Parmelin e le elezioni del 2027

L’elezione suppletiva è al tempo stesso un preludio. La persona eletta resterà in carica fino alla fine della legislatura in corso: nell’ottobre 2027 si terranno le elezioni del Consiglio nazionale, nel dicembre 2027 il rinnovo integrale del Consiglio federale. Nel barometro elettorale della SSR, per il quale Sotomo ha interpellato online 25 092 aventi diritto di voto dal 10.09.2026 al 23.09.2026, l’UDC raggiunge il 29,9 per cento, due punti percentuali in più rispetto alle elezioni del 2023. Il PS sale al 19,3 per cento. Il PLR (13,3 per cento) e il Centro (12,6 per cento) perdono terreno, i Verdi raggiungono il 10,3 per cento, i Verdi liberali il 7,1 per cento. Il margine d’errore è di più o meno 1,2 punti percentuali.

L’UDC avanza, PLR e Centro arretranoGrafico a barre: barometro elettorale SSR di settembre 2026, con UDC al 29,9 per cento, PS al 19,3, PLR al 13,3, Centro al 12,6, Verdi al 10,3 e Verdi liberali al 7,1 per centoIN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027L’UDC avanza, PLR e Centro arretranoQuote elettorali in percentuale. Barometro elettorale: sondaggio online dal 10.09.2026 al 23.09.2026, margine d’errore di ±1,2 puntipercentualiElezioni del Consiglio nazionale 2023Barometro elettorale SSR di settembre 2026Fonte: Sotomo su mandato della SSR, pubblicato il 16.10.2026 (AWP, blue News); risultati 2023 ricalcolati dalle variazioni indicate da AWPEXPERTISTANUDC27,9 %29,9 %PS18,3 %19,3 %PLR14,3 %13,3 %Centro14,1 %12,6 %Verdi9,8 %10,3 %PVL7,6 %7,1 %
Quote elettorali alle elezioni del Consiglio nazionale del 2023 e nel barometro elettorale SSR del 16.10.2026 (sondaggio di settembre 2026). Fonte: Sotomo su mandato della SSR, via AWP e blue News; risultati 2023 calcolati a partire dalle variazioni.

Per la formula magica è delicato soprattutto il terzo posto. Il distacco tra PLR e Centro rientra nel margine d’errore. Secondo un’analisi della SRF successiva alle elezioni del 2023, il valore di riferimento per un seggio in Consiglio federale è di poco superiore al 14 per cento dei voti. «Per il terzo posto potrebbe esserci un testa a testa», diceva Michael Hermann già nell’ottobre 2025. Il capogruppo PLR Damien Cottier allora frenava: «La discussione deve avvenire dopo le elezioni. Ma allo stato attuale resta un sondaggio.» La capogruppo del Centro Yvonne Bürgin ribatteva: «Le elezioni del 2027 saranno decisive.»

Come si svolgerà l’elezione del 09.12.2026

È eletto chi figura su più della metà delle schede valide; le schede bianche e nulle non sono considerate e il voto è segreto. Nei primi due turni di scrutinio può ricevere voti qualsiasi persona eleggibile, senza bisogno di una candidatura preventiva. Dal terzo turno non sono più ammessi nuovi candidati. Dal secondo turno è eliminato chi ottiene meno di dieci voti. Se tutti hanno ottenuto almeno dieci voti, dal terzo turno è eliminato chi ne ha ottenuti di meno, a meno che più persone abbiano ottenuto lo stesso numero di voti. La legge sul Parlamento non prevede più il sorteggio: in caso di parità di voti si continua a votare finché una persona non ottiene la maggioranza assoluta. Chi è eletto dichiara se accetta l’elezione. In caso di elezione suppletiva, la persona eletta entra in funzione al più tardi due mesi dopo l’elezione. Poiché le dimissioni di Parmelin hanno effetto al 31.12.2026, il nuovo membro dovrebbe entrare in carica il 01.01.2027.

Le ultime elezioni del Consiglio federale mostrano che anche con un ticket ufficiale possono servire più turni. Beat Jans è stato eletto nel rinnovo integrale del 13.12.2023 al terzo turno di scrutinio, con 134 voti. Nell’elezione suppletiva del 12.03.2025 Martin Pfister, con 122 voti, ha mancato per un solo voto la maggioranza assoluta di 123 al primo turno ed è stato eletto al secondo con 134 voti.

Il Palazzo federale imbandierato sulla Piazza federale a Berna, di notteIl Palazzo federale ovest a Berna con la fontana BernabrunnenLa sala del Consiglio nazionale nel Palazzo federale, dove l'Assemblea federale plenaria elegge il Consiglio federale
I luoghi della successione di Parmelin: il Palazzo federale sulla Piazza federale, il Palazzo federale ovest e la sala del Consiglio nazionale, dove l’Assemblea federale plenaria elegge il Consiglio federale. Foto: Axel Tschentscher (CC BY-SA 4.0), Superikonoskop (CC BY-SA 4.0), Servizi del Parlamento (Attribution), via Wikimedia Commons

Il calendario della successione di Parmelin

09.12.2015 Elezione di Guy Parmelin al terzo turno di scrutinio
Gennaio 2016 Entrata in carica come capo del DDPS
Gennaio 2019 Passaggio al DEFR
02.10.2026 Annuncio delle dimissioni con effetto al 31.12.2026, l’UDC indica il DFGP e il DDPS come priorità
16.10.2026 Nuovo barometro elettorale SSR, UDC al 29,9 per cento
23.10.2026 Alle 12.00 scade il termine per le candidature, l’UDC ne annuncia otto
29.10.2026 Il presidente della commissione Baader conferma: tutti e otto i candidati annunciati saranno sentiti entro il 13.11.2026, anche Thomas Aeschi, la cui decisione resta in sospeso
13.11.2026 Fine delle audizioni e proposta della commissione di selezione al comitato direttivo del gruppo parlamentare (in programma)
20.11.2026 Decisione del gruppo parlamentare sulle candidature ufficiali (in programma)
09.12.2026 Elezione suppletiva da parte dell’Assemblea federale plenaria
31.12.2026 Le dimissioni diventano effettive
Ottobre 2027 Elezioni del Consiglio nazionale
Dicembre 2027 Rinnovo integrale del Consiglio federale
Video: «Consiglio federale, i candidati UDC», RSI, Telegiornale delle 20.00, 23.10.2026, 5 minuti.

Arena: l’UDC deve assumere il Dipartimento di giustizia e polizia?

A favore: sì, chi critica deve passare ai fatti

  • L’UDC definisce il DFGP e il DDPS i dipartimenti «con i maggiori problemi per il futuro e il maggiore deficit di conduzione» (UDC, 02.10.2026).
  • Asilo e migrazione sono tra i temi chiave su cui la commissione di selezione esamina le candidature (UDC, 23.10.2026).
  • L’UDC è il partito più forte e nel barometro elettorale SSR del 16.10.2026 raggiunge il 29,9 per cento; il DFGP è diretto dal 2024 da Beat Jans, del PS (Sotomo, SRF).
  • Secondo i vertici del partito, sul tavolo del ministro della giustizia giacciono quasi 40 richieste di inasprimento (discorso di Dettling, 17.10.2026).
  • Diversi candidati indicano il Dipartimento di giustizia come la scelta più naturale (Blick, blue News).
  • Per il politologo Adrian Vatter, il passaggio di Beat Jans al DEFR è lo scenario più probabile (SRF, 07.10.2026).

Contro: no, i dicasteri non sono bottino di partito

  • Sui dipartimenti decide il Consiglio federale in corpore, non un partito (scheda informativa dei Servizi del Parlamento).
  • Il DFGP si libera solo se Jans cambia dipartimento; un esponente della sinistra al DEFR sarebbe secondo Vatter «una situazione eccezionale» (SRF).
  • Il numero di nuove domande d’asilo è calato nel 2024 e nel 2025, da gennaio a settembre 2026 è stato inferiore del 17 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; per il 2026 la SEM prevede ormai circa 22 000 domande (SEM, 17.09.2026 e 15.10.2026).
  • Tra i candidati stessi c’è chi sottolinea che a decidere è il Consiglio federale: «Bisogna farsi carico di ciò che poi decide il Consiglio federale in quanto collegio» (Franz Ruppen).
  • Fino al rinnovo integrale del dicembre 2027 la persona eletta resterà in carica, per cominciare, un solo anno (Servizi del Parlamento).
  • Secondo il «Blick» entrano in gioco anche considerazioni tattiche: al DEFR Jans dovrebbe vedersela con i contadini e difendere il dossier europeo (Blick, 02.10.2026).

Commento: chi vuole il dossier dell’asilo deve anche volerne portare il peso

L’UDC ha ragione a rivendicare la responsabilità del dossier dell’asilo. Un partito che secondo il barometro elettorale ha alle spalle quasi il 30 per cento dell’elettorato e che fa della migrazione uno dei suoi temi chiave non dovrebbe limitarsi a criticare dall’esterno. La concordanza si regge sul fatto che le grandi forze si assumano responsabilità là dove vedono i problemi più gravi. La responsabilità individuale non vale solo per le cittadine e i cittadini, ma anche per i partiti.

Ma i dipartimenti non sono un bottino di guerra. La legge affida la loro ripartizione al Consiglio federale. Ed è giusto così. Chi assume un dipartimento perché un partito fa pressione inizia il mandato da soldato di partito e non da membro di un’autorità collegiale. Chi si candida al Consiglio federale e non a un dipartimento rispetta il principio di collegialità meglio di qualsiasi impegno preso in anticipo.

La strada giusta è quindi semplice. Se Beat Jans vuole passare al Dipartimento dell’economia, i membri borghesi del Governo non devono impedirglielo per tattica di partito. In tal caso il nuovo membro dell’UDC assuma il Dipartimento di giustizia e si faccia giudicare sui risultati. Se Jans vuole restare, l’UDC deve rispettarlo e dirigere il Dipartimento dell’economia con la stessa serietà. Sul bilancio del partito si pronunceranno le elettrici e gli elettori nell’ottobre 2027, sulla rielezione l’Assemblea federale nel dicembre 2027.

Una cosa, però, l’UDC non dovrebbe dimenticarla. Il numero delle domande d’asilo cala dal 2024, mentre lo statuto di protezione S resta un compito permanente. Non a caso il Dipartimento di giustizia è considerato ingrato. Chi lo dirige non può più puntare il dito sugli altri. Proprio qui sta il valore dell’esercizio: la responsabilità che ci si assume è più onesta della critica che non costa nulla.

Tutti i dati sono aggiornati al 30.10.2026. Candidati, calendario, cifre sull’asilo e prese di posizione dei partiti tengono conto degli sviluppi fino a questa data; le dichiarazioni dei candidati sulla questione dei dipartimenti si basano sulla situazione al 23.10.2026. Alla chiusura redazionale non era ancora chiaro se Thomas Aeschi si sarebbe candidato, né quanti nomi avrebbe compreso il ticket. Le quote elettorali del 2023 sono ricostruite a partire dalle variazioni indicate dal barometro elettorale. Expertistan riferisce di posizioni, non di persone; tralasciamo le vicende personali dei candidati. Le citazioni rilasciate in un’altra lingua sono state tradotte dalla redazione. Le fonti sono citate nella lingua originale.

Sullo stesso tema: L’intesa sui dazi con Trump: la Svizzera paga, ringrazia e viene punita lo stesso (in tedesco) · Bilaterali III: il trattato che divide la Svizzera prima ancora che l’abbia letto (in tedesco) · Mezzo per cento per l’esercito: chi deve pagare il riarmo della Svizzera (in tedesco)

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