sabato 31 Ottobre 2026
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Svizzera · Armamenti · Neutralità · Esportazioni
Votazione del 29.11.2026

Legge sul materiale bellico: quanta neutralità sopporta l’industria degli armamenti?

Nel 2025 la Svizzera ha esportato materiale bellico per 948 milioni di franchi, quasi quanto nell'anno record 2022. Eppure la legge sul materiale bellico dovrebbe essere allentata: gli Stati partner potrebbero essere riforniti anche in guerra e il Consiglio federale otterrebbe una clausola d'eccezione. Il 29.11.2026 decide il popolo; i sondaggi indicano un testa a testa. Un'analisi sulla neutralità, sulle catene di fornitura e su che cosa ne ricaverebbe l'Ucraina.

Carro armato contraereo Gepard dell'aeronautica militare ucraina su sfondo di cielo azzurro
Foto: Air Command West, Aeronautica militare ucraina, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Nel 2025 le aziende svizzere hanno esportato materiale bellico per 948,2 milioni di franchi verso 64 Paesi. È il 43 per cento in più rispetto all’anno precedente e quasi quanto nell’anno record 2022. Alla sola Germania è andato materiale per 386,4 milioni di franchi, soprattutto munizioni e veicoli blindati. Eppure il settore parla di un «quadro ingannevole»: dal 2022 gli ordinativi sarebbero crollati e, a causa delle regole elvetiche, diversi Stati europei non vorrebbero più acquistare beni d’armamento in Svizzera.

Domenica 29.11.2026 il popolo si pronuncerà sulla risposta del Parlamento: un allentamento della legge sul materiale bellico. In futuro gli Stati partner dovrebbero poter ricevere beni d’armamento svizzeri anche quando sono coinvolti in un conflitto armato. In situazioni straordinarie il Consiglio federale potrebbe derogare ai criteri di autorizzazione. Inoltre la dichiarazione di non riesportazione diventerebbe l’eccezione. Con essa, oggi, gli Stati acquirenti si impegnano a non trasferire a terzi il materiale svizzero senza il consenso di Berna.

Contro la modifica un’alleanza di PS, Verdi, PEV e organizzazioni non governative, una ventina di sigle in tutto, ha lanciato il referendum. I sondaggi indicano una corsa aperta: nel primo sondaggio SSR il sì è in testa con il 49 contro il 41 per cento, mentre nel rilevamento di Leewas per Tamedia e «20 Minuten» il no prevaleva di misura, con il 47 contro il 44 per cento. Tra i quattro oggetti in votazione il 29.11.2026, la legge sul materiale bellico è quello più controverso.

In breveModifica del 19.12.2025 della legge federale sul materiale bellico
VotazioneDomenica 29.11.2026, referendum facoltativo, conta solo la maggioranza del popolo
Punti chiaveEccezione al divieto di esportare verso Paesi in conflitto per gli Stati partner, facoltà di deroga del Consiglio federale, dichiarazione di non riesportazione ormai solo caso per caso
Stati partner36 Stati elencati nell’allegato 2 dell’ordinanza sul materiale bellico: tutti i 27 Stati dell’UE, Norvegia e Islanda, nonché Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda e Argentina (dal 01.07.2026, prima 25)
ReferendumAlleanza di una ventina di organizzazioni, tra cui PS, Verdi, PEV e GSsE; 58 767 firme valide
ParlamentoConsiglio nazionale 122 voti contro 68 e 6 astensioni, Consiglio degli Stati 31 contro 11 e 1 astensione
RaccomandazioneConsiglio federale e Parlamento: sì
L’oggetto in sintesi. Fonti: Cancelleria federale, SECO, Servizi del Parlamento.

Che cosa cambia con la nuova legge sul materiale bellico

Oggi vige un divieto assoluto di esportare verso Paesi in conflitto. Un’esportazione non è autorizzata se «il Paese destinatario è implicato in un conflitto armato interno o internazionale». La regola vale per tutti gli Stati, anche per la Germania o gli Stati Uniti. Con la modifica, gli Stati partner ne sarebbero esentati. Le domande d’esportazione verso questi Stati «sono accolte, salvo nel caso in cui circostanze straordinarie e gli interessi della Svizzera in materia di politica estera, di politica di neutralità o di politica di sicurezza impongano un rifiuto», recita la nuova legge.

In secondo luogo, il Consiglio federale ottiene una clausola generale. In presenza di circostanze straordinarie può derogare ai criteri di autorizzazione dell’articolo 22a, se la salvaguardia degli interessi di politica estera o di sicurezza lo richiede. Nel farlo deve rispettare gli obblighi internazionali, tra cui il diritto della neutralità. Se la deroga riguarda un singolo caso, deve informare entro 24 ore le Commissioni della politica di sicurezza. Un’ordinanza ha una durata massima di quattro anni e può essere prorogata una volta. Decade sei mesi dopo la proroga se nel frattempo il Consiglio federale non ha sottoposto al Parlamento un disegno per adeguare i criteri di autorizzazione fissati dalla legge. Non è invece previsto che il Parlamento debba approvare la deroga in quanto tale.

In terzo luogo, la dichiarazione di non riesportazione diventa l’eccezione. In futuro il Consiglio federale «può» esigerla dal destinatario statale finale, se necessario per motivi di politica estera, di politica di neutralità o di politica di sicurezza. Per le forniture inserite in catene internazionali di creazione del valore vi si rinuncia in linea di principio. Le dichiarazioni già rilasciate per il materiale fornito in passato restano valide.

Domanda intermedia · Voti, poi continui a leggere
La Svizzera deve allentare le regole sull'esportazione di armi?
Sì, per la sicurezza e l'industria 50 %No, la neutralità prima del profitto 50 %
2 voti
OggiCon la modifica
Paesi in guerraNessuna autorizzazione per Stati implicati in un conflitto armato interno o internazionaleGli Stati partner sono riforniti anche in caso di conflitto, salvo circostanze straordinarie
Consiglio federaleNessuna possibilità di derogare ai criteriDeroga ai criteri di autorizzazione in circostanze straordinarie, con informazione delle Commissioni
RiesportazioneLa dichiarazione di non riesportazione è la regolaDichiarazione solo se necessaria, in linea di principio non per le subforniture
Obbligo di autorizzazioneOgni affare richiede un’autorizzazioneInvariato
UcrainaEsportazioni dirette vietateLe esportazioni dirette restano vietate
Il diritto attuale e il nuovo diritto. Fonti: testo in votazione, SECO.

Resta invariato l’obbligo di autorizzazione per ogni affare. Il diritto della neutralità e gli obblighi internazionali, come il Trattato sul commercio delle armi, continuano ad applicarsi. Gli Stati che violano i diritti umani in modo sistematico e grave restano esclusi. Il PS fa però notare che la nuova clausola generale consente al Consiglio federale di derogare a tutti i criteri, quindi anche a questo.

Quali Stati siano considerati partner non è scritto nella legge. La lista dell’allegato 2 dell’ordinanza sul materiale bellico la stabilisce il Consiglio federale. In Parlamento si è sempre parlato di 25 Stati. Il 27.05.2026, dopo il dibattito e prima della votazione, il Consiglio federale ha aggiunto alla lista l’Islanda e dieci Stati dell’UE: Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Romania, Slovacchia e Slovenia. Dal 01.07.2026 comprende 36 Paesi, tra cui tutti gli Stati dell’UE nonché la Norvegia e l’Islanda. Il Consiglio federale ha parlato di «tutti gli Stati dell’UE e dell’AELS», ma il Liechtenstein, membro dell’AELS, non figura nella lista.

Veicoli militari del costruttore Mowag davanti a uno stabile di General Dynamics
Veicoli del costruttore Mowag di Kreuzlingen, oggi di proprietà di General Dynamics. La Danimarca voleva cedere all’Ucraina blindati ruotati Piranha della Mowag, ma Berna ha respinto la richiesta. Foto: JoachimKohler-HB, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Dalla «Lex Ucraina» alla «Lex industria bellica»

Il diritto vigente è recente. Nel 2021 il Parlamento ha inasprito le regole come controprogetto alla cosiddetta iniziativa correttiva, che voleva vietare le esportazioni verso Paesi in guerra civile. Dal 01.05.2022 i criteri di esclusione sono sanciti dalla legge e non più dall’ordinanza. Il Parlamento ha stralciato la facoltà di deroga che il Consiglio federale aveva chiesto già allora. Per i promotori dell’iniziativa questo punto era decisivo. «In questo contesto, la rinuncia all’articolo 22b era una condizione imprescindibile per il ritiro», ha scritto il PS nel 2024.

Poco più di due mesi prima dell’entrata in vigore è cominciata l’aggressione russa contro l’Ucraina. Germania, Danimarca e Spagna hanno chiesto alla Svizzera il permesso di cedere all’Ucraina materiale di fabbricazione elvetica. La Germania voleva fornire munizioni per il carro armato contraereo Gepard, la Danimarca blindati ruotati Piranha del costruttore turgoviese Mowag. Berna ha respinto tutte le richieste, richiamandosi alla legge sul materiale bellico e al diritto della neutralità. A Berlino la decisione ha suscitato incomprensione. L’allora vicecancelliere Robert Habeck ha criticato la Svizzera, che a suo dire in tempo di guerra non sarebbe un partner affidabile in materia di armamenti.

In Parlamento si sono susseguiti diversi tentativi di varare una «Lex Ucraina» che consentisse le riesportazioni verso l’Ucraina. Nessuno è andato in porto. Nel novembre 2025 la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale ha ritirato il suo ultimo atto parlamentare e ha trasferito il tema nel progetto del Consiglio federale. Quest’ultimo aveva proposto soltanto una facoltà di deroga. Il Parlamento vi ha aggiunto il privilegio per gli Stati partner in caso di conflitto e l’ampia rinuncia alla dichiarazione di non riesportazione. Quello che doveva essere un aiuto all’Ucraina è diventato un allentamento generale. «Qui si tratta di una “Lex industria bellica” che non aiuta l’Ucraina», ha dichiarato in Consiglio nazionale il verde zurighese Balthasar Glättli.

Record o crisi?

Le cifre delle esportazioni si prestano agli argomenti di entrambi i fronti. Dopo il record di 955 milioni di franchi nel 2022, nel 2023 le esportazioni sono crollate del 27 per cento e nel 2024 sono calate ancora. Nel 2025 è seguita la ripresa, fino a 948,2 milioni di franchi. Circa il 91 per cento è andato a Stati partner, l’86 per cento in Europa. Le munizioni hanno rappresentato il 43 per cento, i veicoli blindati e i relativi componenti poco meno del 24 per cento.

Quasi quanto nell’anno recordGrafico: esportazioni svizzere di materiale bellico dal 2017 al 2025 in milioni di franchiMATERIALE BELLICO · ESPORTAZIONI SVIZZEREQuasi quanto nell’anno recordEsportazioni di materiale bellico in milioni di franchi, valori nominaliFonte: SECO, rapporti annuali sull’esportazione di materiale bellico. 2022: inclusi sistemi di difesa antiaerea per il Qatar.EXPERTISTAN2505007501000447201751020187282019901202074320219552022697202366520249482025
Esportazioni svizzere di materiale bellico dal 2017 al 2025, in milioni di franchi, valori nominali. Fonte: SECO. Grafico: Expertistan

Gli oppositori vi vedono la prova che l’industria non ha bisogno di alcun allentamento. Le cifre del 2025 «smentiscono il presunto “tramonto dell’industria degli armamenti”», ha scritto il Gruppo per una Svizzera senza esercito. Il settore ribatte che dal 2022 gli ordinativi sarebbero crollati e che singole aziende sarebbero sotto forte pressione. La start-up CDDS, specializzata nella difesa antidrone, starebbe valutando ubicazioni nell’UE anziché in Svizzera per avviare la propria produzione. Il produttore di droni Destinus avrebbe già spostato la propria sede all’estero, ha scritto Matthias C. Zoller, segretario generale di SWISS ASD, il 13.03.2026 sul sito di Swissmem.

Quattro franchi su dieci vanno alla GermaniaGrafico: i maggiori acquirenti di materiale bellico svizzero nel 2025, con la Germania in testaMATERIALE BELLICO · DESTINATARI 2025Quattro franchi su dieci vanno alla GermaniaI dieci principali acquirenti di materiale bellico svizzero nel 2025, in milioni di franchi. Totale: 948,2 milioni verso 64 PaesiFonte: SECO, esportazioni per Paese destinatario finale 2025. Altri Paesi: calcolo della redazione.EXPERTISTANGermania386,4Stati Uniti94,2Ungheria63,4Italia62,2Lussemburgo47,4Austria46,0Svezia39,2Norvegia26,8Moldova26,4Regno Unito21,9Altri 54 Paesi134,2
I maggiori acquirenti di materiale bellico svizzero nel 2025, in milioni di franchi. Totale: 948,2 milioni di franchi verso 64 Paesi. Fonte: SECO. Grafico: Expertistan

Per l’economia nazionale il settore ha un peso modesto. Nel 2025 il materiale bellico ha rappresentato circa lo 0,2 per cento delle esportazioni svizzere di merci. Secondo uno studio citato nel messaggio del Consiglio federale, l’industria degli armamenti in senso stretto genera un valore aggiunto di circa 2,3 miliardi di franchi e circa 14 300 posti di lavoro; includendo i produttori di beni a duplice impiego si arriva a circa 35 miliardi di franchi e 137 000 impieghi. Per Simon Plüss, responsabile dei controlli all’esportazione e delle sanzioni presso la SECO, quello degli armamenti è attualmente, a livello mondiale, un «mercato in piena crescita». Secondo i dati della SECO, circa il 60 per cento delle esportazioni autorizzate è costituito da componenti e assemblaggi. Le aziende svizzere fungerebbero quindi da subfornitrici, ne ha dedotto Plüss.

Il caso degli Stati Uniti mostra quali effetti avrebbe il nuovo diritto. Dall’escalation nel Vicino e Medio Oriente del 28.02.2026 la Svizzera non ha più autorizzato alcuna domanda di esportazione definitiva verso gli Stati Uniti, benché nel 2025 fossero il secondo maggiore acquirente. Con la modifica potrebbero tornare a essere autorizzati pezzi militarmente non rilevanti per il conflitto, per esempio componenti che un’azienda statunitense integra in un sistema d’arma ordinato da Paesi europei.

La questione ucraina

L’Ucraina era all’origine del dibattito, ma nella legge non compare. La SECO è chiara: «No, con la modifica di legge le esportazioni dirette di materiale bellico verso l’Ucraina rimarrebbero comunque vietate.» L’Ucraina non fa parte degli Stati partner. Nei suoi confronti continua quindi a valere il divieto di esportare verso Paesi in conflitto, cui si aggiunge il principio della parità di trattamento sancito dal diritto della neutralità. Secondo la SECO, la Svizzera non potrebbe acconsentire a una riesportazione.

Una riesportazione non è tuttavia esclusa. Se un Paese acquirente dimostra in modo credibile di aver bisogno del materiale per sé, la SECO non esige più una dichiarazione di non riesportazione. Se anni dopo il Paese acquirente decidesse comunque di cedere il materiale all’Ucraina, «le riesportazioni verso tale Paese sarebbero di fatto possibili», scrive la SECO. Il comitato referendario sottolinea invece che la modifica esclude le forniture all’Ucraina. La consigliera agli Stati argoviese dell’Alleanza del Centro Marianne Binder-Keller, che ha votato a favore del progetto, ha riassunto il dilemma in Consiglio degli Stati: «proprio l’Ucraina, che avrebbe davvero bisogno del nostro aiuto, la lasciamo in qualche modo in asso».

La neutralità come arma politica

Entrambi i fronti si richiamano alla neutralità. Il diritto della neutralità si fonda sulle Convenzioni dell’Aia del 1907. Vieta a uno Stato neutrale di rifornire le parti in conflitto con materiale proveniente dalle scorte statali. Per le esportazioni private esige la parità di trattamento dei belligeranti. Il Consiglio federale assicura che tutte le esportazioni resterebbero compatibili con questo diritto. In effetti la nuova legge cita espressamente gli interessi di politica di neutralità come motivo di rifiuto. Il PS ritiene invece che rifornire Stati partner coinvolti in un conflitto internazionale sia incompatibile con la Convenzione dell’Aia.

«Ecco perché questa revisione non è un abbandono della neutralità. La rafforza», afferma il consigliere nazionale sangallese dell’UDC Michael Götte. Il consigliere nazionale zurighese del PS Fabian Molina ribatte: «Questo non ha nulla a che vedere con la neutralità. È cinismo al servizio dell’industria degli armamenti.» Il consigliere agli Stati argoviese del PLR Thierry Burkart ha ammesso apertamente la contraddizione in Consiglio degli Stati: «Dobbiamo convivere con questo dilemma, altrimenti sacrifichiamo il principio della neutralità armata.»

Quale sia il rapporto della Svizzera con la propria neutralità, il Paese lo ha mostrato soltanto poche settimane fa. Il 27.09.2026 ha respinto l’iniziativa sulla neutralità con il 70,2 per cento di no, senza che alcun Cantone la approvasse. L’iniziativa avrebbe sancito nella Costituzione una neutralità rigorosa, ma non disciplinava espressamente le esportazioni di armi. Se quel netto no dica qualcosa sul voto di novembre, resta da vedere.

Gli schieramenti

A sostegno della modifica fanno campagna il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento, nonché esponenti dell’UDC, del PLR, del Centro e dei Verdi liberali riuniti nell’Alleanza Sicurezza Svizzera, oltre all’Unione svizzera degli imprenditori, a economiesuisse e a Swissmem. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha aperto la campagna del Consiglio federale il 29.09.2026. Il Centro ha adottato la raccomandazione di voto per il sì nella sua assemblea dei delegati, senza voti contrari. In Consiglio nazionale il gruppo dei Verdi liberali era però diviso. «Attaccare fiori all’elmetto forse funziona a Woodstock», ha detto il presidente dell’Alleanza e consigliere nazionale del Centro Reto Nause alla conferenza stampa del fronte del sì. Il consigliere nazionale svittese del PLR Heinz Theiler fa leva sull’esercito: «Nei prossimi anni investiremo miliardi nel nostro esercito.» Sarebbe «irresponsabile lasciare nel contempo che crolli l’industria che tiene in vita questi sistemi». La direttrice di economiesuisse Monika Rühl avverte: «Se le aziende si trasferiscono all’estero, vanno persi anche i posti di apprendistato nel settore tecnologico e i posti di lavoro altamente qualificati a esse legati.»

Contro la modifica si battono il PS, i Verdi e il PEV, il Gruppo per una Svizzera senza esercito, Amnesty Svizzera, Caritas e la Commissione Justitia et Pax della Conferenza dei vescovi svizzeri. «Questa revisione è una pura e semplice Lex industria bellica», ha detto la consigliera nazionale zurighese del PS Priska Seiler Graf al deposito del referendum. Molina vede in pericolo la reputazione della Svizzera come mediatrice: «Non guadagniamo dalle guerre a cui vogliamo porre fine al tavolo dei negoziati.» Il consigliere nazionale bernese del PEV Marc Jost avverte che la Svizzera non può presentarsi «al mattino come mediatrice» e nel pomeriggio fornire munizioni per gli stessi conflitti.

Il fronte borghese a favore, la sinistra compatta controGrafico: votazione finale in Consiglio nazionale sulla legge sul materiale bellico, per gruppo parlamentareCONSIGLIO NAZIONALE · VOTAZIONE FINALE DEL 19.12.2025Il fronte borghese a favore, la sinistra compatta controVoti sulla modifica della legge sul materiale bellico per gruppo parlamentare. Totale: 122 sì, 68 no, 6 astensioniSìNoAstensioneFonte: Servizi del Parlamento, protocollo di voto n. 31720, conteggio della redazione per gruppo parlamentare.EXPERTISTANUDC (66)65PLR (25)25Centro-PEV (31)264PVL (11)632PS (40)40Verdi (23)23
La votazione finale del 19.12.2025 in Consiglio nazionale, per gruppo parlamentare. Totale: 122 sì, 68 no, 6 astensioni. Fonte: Servizi del Parlamento, protocollo di voto. Grafico: Expertistan

Arena: allentare le regole sull’esportazione di armi?

A favore: sì alla modifica

  • La neutralità armata ha bisogno di un’industria degli armamenti propria, in grado di fornire materiale in caso di emergenza.
  • L’industria non sopravvive con il solo mercato interno: le servono clienti e catene di fornitura in Europa.
  • I partner europei devono poter tornare a contare sulla Svizzera.
  • Altrimenti aziende, start-up e posti di apprendistato si trasferiscono all’estero.
  • Ogni affare resta soggetto ad autorizzazione; il diritto della neutralità e il rispetto dei diritti umani continuano a valere.
  • Oggi la legge svizzera è più severa delle regole degli Stati dell’UE.

Contro: no alla modifica

  • Gli Stati partner, per esempio gli Stati Uniti, potrebbero essere riforniti anche in guerra.
  • Senza dichiarazione di non riesportazione la Svizzera perde il controllo su dove finisce il suo materiale.
  • La clausola generale è un assegno in bianco: il Consiglio federale può derogare ai criteri di autorizzazione e nei singoli casi il Parlamento viene soltanto informato.
  • La neutralità e i buoni uffici perdono credibilità.
  • La modifica non aiuta l’Ucraina.
  • Il settore è già in forte espansione: nel 2025 le esportazioni hanno sfiorato il livello record.

I sondaggi: testa a testa

I tre sondaggi si contraddicono. Nel primo sondaggio di tendenza di gfs.bern per la SSR, condotto dal 05 al 18.10.2026, il 49 per cento si dice favorevole alla modifica e il 41 per cento contrario, mentre il 10 per cento è indeciso. gfs.bern parla di una «situazione di stallo con vantaggio del sì»; poiché soltanto il 55 per cento avrebbe un’intenzione di voto ferma, vi sarebbe «ancora un notevole margine per gli effetti della campagna». YouGov ha rilevato dal 07 al 19.10.2026 il 38 per cento di sì e il 33 per cento di no; con il 29 per cento, la quota di indecisi è qui più alta che per qualsiasi altro oggetto. Nel precedente rilevamento di Leewas per Tamedia e «20 Minuten», del 07 e 08.10.2026, erano in vantaggio gli oppositori, con il 47 contro il 44 per cento. Le linee di frattura seguono il genere e le regioni linguistiche: nel sondaggio SSR gli uomini dicono sì con il 57 per cento, le donne no con il 46 contro il 41 per cento. La Svizzera tedesca approva con il 53 per cento, la Romandia respinge con il 48 contro il 37 per cento. Il sostegno più forte si registra tra i simpatizzanti del PLR, con il 73 per cento, seguiti da quelli del Centro e dei Verdi liberali. Il rifiuto più netto viene dai sostenitori dei Verdi, con il 63 per cento, e del PS, con il 62 per cento. Degna di nota è l’UDC: in Consiglio nazionale il suo gruppo ha votato sì con una sola eccezione; la base, divisa nel sondaggio Leewas (45 contro 47 per cento), nel sondaggio SSR approva con il 57 per cento. Trattandosi di un referendum, decide unicamente la maggioranza del popolo.

SondaggioRilevamentoSìNoIndecisi
gfs.bern per la SSRDal 05 al 18.10.2026, 14 874 persone interpellate494110
YouGov SchweizDal 07 al 19.10.2026, 2949 persone interpellate383329
Leewas per Tamedia e «20 Minuten»07 e 08.10.2026, 11 239 persone interpellate44479
Intenzioni di voto in percentuale. Margine d’errore: gfs.bern ±2,8, YouGov ±1,8, Leewas ±1,6 punti percentuali.
Solo il finanziamento dell’AVS è in svantaggioGrafico: primo sondaggio SSR sulla votazione del 29.11.2026, con le intenzioni di voto su iniziativa sui fuochi d’artificio, legge sul materiale bellico, iniziativa per l’equità e aumento dell’IVA per l’AVSVOTAZIONE DEL 29.11.2026 · PRIMO SONDAGGIO SSRSolo il finanziamento dell’AVS è in svantaggioIntenzioni di voto in percentuale, sondaggio dal 05.10.2026 al 18.10.2026SìNoNon saFonte: gfs.bern su mandato della SSR, 1a ondata, 14 874 persone interpellate, margine d’errore di ±2,8 punti percentuali.EXPERTISTANIniziativa sui fuochi d’artificio69 % sì29 % noLegge sul materiale bellico49 % sì41 % no10 %Iniziativa per l’equità55 % sì34 % no11 %Aumento dell’IVA per l’AVS46 % sì49 % no
Primo sondaggio SSR sui quattro oggetti in votazione il 29.11.2026, in percentuale. gfs.bern, dal 05 al 18.10.2026, 14 874 persone interpellate, margine d’errore ±2,8 punti percentuali. Grafico: Expertistan

Che cosa cambierebbe con un sì e con un no

In caso di sìIn caso di no
Stati partnerI 36 Stati possono essere riforniti anche in caso di conflitto, salvo circostanze straordinarieLa lista dei 36 Stati resta, ma anche per loro vale il divieto di esportare verso Paesi in conflitto
Consiglio federalePuò derogare ai criteri di autorizzazione in situazioni straordinarieNessuna facoltà di deroga
RiesportazioneDichiarazione di non riesportazione ormai solo caso per casoLa dichiarazione resta la regola
Stati UnitiDi nuovo possibili componenti per sistemi d’arma di clienti europeiIl blocco delle autorizzazioni dovrebbe proseguire finché dura il conflitto
UcrainaEsportazioni dirette vietate, riesportazioni successive di fatto possibili secondo la SECOEsportazioni dirette e riesportazioni vietate
Entrata in vigoreLa fissa il Consiglio federaleContinua a valere il diritto in vigore dal 01.05.2022
Le conseguenze del voto. Fonti: testo in votazione, SECO.

Cronologia

01.10.2021 Il Parlamento inasprisce la legge sul materiale bellico come controprogetto all’iniziativa correttiva
24.02.2022 La Russia attacca l’Ucraina
01.05.2022 Entra in vigore la legge inasprita
2022 e 2023 Berna respinge le riesportazioni verso l’Ucraina chieste da Germania, Danimarca e Spagna
12.02.2025 Messaggio del Consiglio federale: soltanto una facoltà di deroga
11.06.2025 Il Consiglio degli Stati approva un allentamento più ampio
02.12.2025 Il Consiglio nazionale approva
19.12.2025 Votazioni finali: Consiglio nazionale 122 a 68, Consiglio degli Stati 31 a 11
17.04.2026 Deposito del referendum
27.05.2026 Il Consiglio federale estende la lista degli Stati partner da 25 a 36
27.09.2026 L’iniziativa sulla neutralità è respinta con il 70,2 per cento di no
29.09.2026 Il presidente della Confederazione Guy Parmelin apre la campagna di voto del Consiglio federale
14.10.2026 Primo sondaggio Leewas: 44 per cento di sì, 47 per cento di no
20.10.2026 YouGov: 38 per cento di sì, 33 per cento di no, 29 per cento di indecisi
23.10.2026 Primo sondaggio SSR: 49 per cento di sì, 41 per cento di no
29.11.2026 Votazione popolare

Commento: un sì, ma a occhi aperti

La legge del 2021 era stata concepita per un mondo che dal 24.02.2022 non esiste più. In caso di emergenza tratterebbe la Germania, che si riarma di fronte a una minaccia proveniente da est, come qualsiasi altro Stato coinvolto in un conflitto. Chi vuole la neutralità armata ha bisogno di un’industria capace di fornire materiale nel momento del bisogno. Questa industria non sopravvive con il solo mercato interno. Gli Stati partner di cui si parla sono gli Stati dell’UE, la Norvegia e l’Islanda, nonché il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, l’Australia, la Nuova Zelanda e l’Argentina. Con loro la Svizzera coordina strettamente il proprio controllo delle esportazioni. Negare loro lealtà perché potrebbero doversi difendere non è neutralità, ma un indebolimento autoinflitto.

Il progetto ha però due debolezze che non vanno minimizzate. La clausola generale conferisce al Consiglio federale una delega sulla cui applicazione, nel singolo caso, il Parlamento viene soltanto informato. E la lista degli Stati partner il Consiglio federale l’ha già estesa da 25 a 36 prima della votazione, senza che il Parlamento dovesse pronunciarsi. Chi vota sì deve fidarsi del Consiglio federale. Dopo un eventuale sì, il Parlamento dovrebbe sorvegliare da vicino l’uso di questa delega.

L’obiezione più onesta degli oppositori riguarda l’Ucraina, da cui questo dibattito ha preso le mosse. Eppure è proprio all’Ucraina che il progetto serve a poco. È una mancanza del Parlamento, che per anni non è riuscito ad accordarsi su una «Lex Ucraina». Non è però un motivo per indebolire la propria capacità di difesa.

Tutti i dati sono aggiornati al 30.10.2026. Cifre sulle esportazioni in valori nominali, secondo la SECO. Il secondo sondaggio SSR sarà pubblicato in novembre, dopodiché questo articolo verrà aggiornato. Le citazioni rilasciate in un’altra lingua sono state tradotte dalla redazione. Le fonti sono citate nella lingua originale.

Sullo stesso tema: Iniziativa sulla neutralità: a chi appartiene la neutralità svizzera? (in tedesco) · 13a mensilità AVS: il popolo ha ordinato, ora gli si presenta il conto · Iniziativa per l’equità: il Centro sfida il sì all’imposizione individuale

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