Iniziativa per l’equità: il Centro sfida il sì all’imposizione individuale
L'08.03.2026 il popolo ha detto sì all'imposizione individuale. Il 29.11.2026 si pronuncia sul modello opposto: l'iniziativa per l'equità dell'Alleanza del Centro vuole continuare a tassare congiuntamente i coniugi a livello federale e vietare la penalizzazione del matrimonio. Il Consiglio federale mette in guardia da un caos fiscale, i sondaggi si contraddicono. Un'analisi su quarant'anni di contese, costi miliardari e su chi, alla fine, ne trarrebbe vantaggio.

L’08.03.2026 la Svizzera ha deciso come saranno tassati in futuro i coniugi: ciascuno per conto proprio, indipendentemente dallo stato civile. Circa il 54 per cento dei votanti ha detto sì all’imposizione individuale, che dal 01.01.2032 si applicherà a livello di Confederazione, Cantoni e Comuni. Con ciò, almeno così sembrava, si chiudeva una disputa che da oltre quarant’anni impegna la politica svizzera.
Nove mesi dopo, la questione torna alle urne. Domenica 29.11.2026 Popolo e Cantoni voteranno sull’iniziativa per l’equità dell’Alleanza del Centro. Il titolo ufficiale è «Sì a imposte federali eque anche per i coniugi», con l’aggiunta «Basta con la discriminazione del matrimonio!». L’iniziativa chiede il contrario di quanto deciso a marzo: nell’imposta federale diretta i redditi dei coniugi dovrebbero continuare a essere cumulati. Al tempo stesso i coniugi non potrebbero essere svantaggiati rispetto agli altri contribuenti. La penalizzazione del matrimonio sarebbe così vietata dalla Costituzione.
La ministra delle finanze Karin Keller-Sutter, che il 13.10.2026 ha aperto la campagna del Consiglio federale per il no, considera la questione chiusa. «L’obiettivo di abolire la penalizzazione del matrimonio è già stato raggiunto con l’accettazione dell’imposizione individuale», ha dichiarato. Un sì, a suo dire, porterebbe a due sistemi fiscali contraddittori: «Sarebbe uno scenario poco felice e complicato.» Il Centro la vede diversamente: a marzo, sostiene, era in votazione soltanto il modello dell’imposizione individuale, non l’imposizione congiunta dei coniugi. I sondaggi si contraddicono: nella rilevazione di Leewas per Tamedia e «20 Minuten» il no era in vantaggio con il 51 per cento contro il 38, mentre nel primo sondaggio SSR e in quello di YouGov prevaleva il sì, rispettivamente con il 55 e il 57 per cento.
| In breve | Iniziativa popolare «Sì a imposte federali eque anche per i coniugi» |
|---|---|
| Votazione | Domenica 29.11.2026, necessaria la maggioranza del popolo e dei Cantoni |
| Contenuto | Nuovo articolo 128 capoverso 3bis della Costituzione federale: «Il reddito dei coniugi è cumulato. La legge assicura che i coniugi non siano svantaggiati rispetto agli altri contribuenti.» |
| Campo d’applicazione | Solo l’imposta federale diretta; le imposte cantonali e comunali non sono toccate direttamente |
| Termine | Legge entro tre anni, altrimenti ordinanza del Consiglio federale con un calcolo fiscale alternativo |
| Promotrice | Alleanza del Centro, sostenuta dal PEV nella raccolta delle firme |
| Firme | 101 382 valide, depositate il 27.03.2024 |
| Parlamento | Raccomandazione di respingerla: al Consiglio nazionale con 102 voti contro 97, al Consiglio degli Stati con 24 contro 20 (votazioni finali del 19.06.2026) |
| Raccomandazione | Consiglio federale e Parlamento: no |
Che cosa chiede l’iniziativa per l’equità
L’iniziativa sancisce nella Costituzione che, ai fini dell’imposta federale diretta, la coppia sposata resta un’unità fiscale. I redditi dei coniugi sono cumulati e basta una dichiarazione d’imposta congiunta. La novità sarebbe il divieto di svantaggiarli: i coniugi non potrebbero pagare più imposta federale delle persone non sposate a pari condizioni economiche. Sarebbe quindi vietata soltanto la penalizzazione del matrimonio. Le coppie sposate che oggi pagano meno delle coppie non sposate conserverebbero il loro vantaggio, il cosiddetto bonus coniugale.
L’iniziativa lascia al Parlamento la scelta del modo in cui garantire la parità di trattamento. Le spiegazioni del Consiglio federale citano tre modelli. Con lo splitting integrale, per calcolare l’aliquota il reddito cumulato viene diviso per due. Con lo splitting parziale il divisore è compreso tra uno e due. Con il calcolo fiscale alternativo l’amministrazione fiscale calcola l’imposta due volte: una per la coppia sposata e una come se i due non fossero sposati. Viene addebitato il minore dei due importi.
Questo terzo modello è il piano d’emergenza dell’iniziativa. Se dopo tre anni il Parlamento non avrà messo in vigore una legge d’esecuzione, il Consiglio federale dovrà introdurre il calcolo fiscale alternativo mediante ordinanza. Secondo la Confederazione, ciò avverrebbe al più tardi nel 2030. Il presidente del Centro Philipp Matthias Bregy descrive la procedura come una dichiarazione d’imposta con due colonne e due formule di calcolo.

Quarant’anni di penalizzazione del matrimonio
La disputa nasce nel 1984 a Losanna. Nella sentenza Hegetschweiler il Tribunale federale stabilì che i coniugi non devono pagare più imposte delle coppie non sposate con lo stesso reddito complessivo. Negli anni seguenti i Cantoni adeguarono le loro leggi tributarie, mentre la Confederazione attenuò il maggiore onere solo in parte, per esempio nel 2008 con una deduzione per coniugi e con una deduzione più elevata per coniugi con doppio reddito. Per questo oggi la penalizzazione del matrimonio persiste soprattutto nell’imposta federale diretta; a livello cantonale, secondo il Consiglio federale, ormai solo in parte. L’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) parla di penalizzazione del matrimonio quando i coniugi pagano almeno il 10 per cento di imposte in più di una coppia non sposata nelle medesime condizioni economiche. Ne sono colpite soprattutto le coppie con doppio reddito e le coppie di pensionati.
Il primo tentativo del Centro, allora ancora PPD, si concluse con uno dei più clamorosi infortuni della storia delle votazioni svizzere. Il 28.02.2016 l’iniziativa «Per il matrimonio e la famiglia» mancò di poco la maggioranza del popolo, con il 49,2 per cento di sì, pur avendo ottenuto quella dei Cantoni. L’opuscolo di voto parlava di circa 80 000 coppie sposate con doppio reddito penalizzate. Nel 2018 la Confederazione corresse a 454 000 il numero delle coppie sposate con doppio reddito. Con le circa 250 000 coppie di pensionati, le coppie penalizzate erano dunque 704 000. Il 10.04.2019 il Tribunale federale annullò la votazione, per la prima volta in assoluto per un oggetto federale. Non si arrivò però a ripeterla: nel 2020 i promotori ritirarono l’iniziativa, anche perché definiva il matrimonio come unione tra un uomo e una donna.
Già nel 2019 aveva fallito anche il Consiglio federale. Il suo progetto «Equità dell’imposizione delle coppie e delle famiglie» prevedeva in sostanza lo stesso calcolo fiscale alternativo che oggi figura nella disposizione transitoria dell’iniziativa. «È un compromesso intelligente», disse all’epoca il consigliere agli Stati solettese del PPD Pirmin Bischof. Consiglio degli Stati e Consiglio nazionale lo rinviarono comunque al Consiglio federale, il Nazionale nel dicembre 2019 con 113 voti contro 80. Le critiche: le coppie non sposate sarebbero state svantaggiate e le elevate aliquote marginali per chi percepisce il secondo reddito sarebbero rimaste.
Il sì di marzo
La svolta è arrivata dal PLR. Le donne del partito hanno lanciato l’iniziativa per imposte eque e il Consiglio federale ha presentato l’imposizione individuale come controprogetto. Il Parlamento l’ha approvata di stretta misura: al Consiglio degli Stati è servito più volte il voto decisivo del presidente. Contro la legge diversi Cantoni hanno chiesto il referendum, per la seconda volta soltanto nella storia dello Stato federale. L’08.03.2026 il popolo ha detto sì con circa il 54 per cento dei voti. La maggior parte dei Cantoni l’ha respinta, ma per una legge non era richiesta la maggioranza dei Cantoni.
L’imposizione individuale abolisce a livello federale, in un colpo solo, la penalizzazione del matrimonio e il bonus coniugale. Ogni persona compila la propria dichiarazione d’imposta: in tutto circa 1,7 milioni in più di oggi. La deduzione per figli nell’imposta federale diretta sale a 12 000 franchi, metà per ciascun genitore. La Confederazione stima le minori entrate dell’imposta federale diretta in circa 630 milioni di franchi all’anno. Il 19.08.2026 il Consiglio federale ha fissato l’entrata in vigore della legge al 01.01.2032, l’ultima data possibile.
Dopo il voto il Centro non ha ritirato la sua iniziativa. «È un’iniziativa, quindi l’ultima parola spetta al popolo», ha dichiarato la capogruppo Yvonne Bürgin, citata dalla SRF il giorno dopo la votazione. Da allora la vera questione di questa votazione è se a dettare la rotta sarà la legge di marzo o l’iniziativa di novembre.
Un sistema fiscale, due logiche
Un sì creerebbe per la Svizzera una situazione inedita. L’iniziativa vale soltanto per la Confederazione. La legge sull’imposizione individuale resterebbe valida, come ha precisato l’AFC in un rapporto del 02.04.2026 alla Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati. Senza adeguamenti, dal 2032 i coniugi sarebbero tassati individualmente da Cantoni e Comuni e congiuntamente dalla Confederazione. Secondo lo stesso rapporto, la compresenza dei due regimi comporterebbe grandi difficoltà nell’esecuzione. Le spiegazioni del Consiglio federale avvertono che potrebbero sorgere «sistemi contraddittori».
Per risolvere la contraddizione il Parlamento dovrebbe modificare la legge sull’imposizione individuale. Contro questa modifica sarebbe a sua volta possibile il referendum. Al Consiglio degli Stati Keller-Sutter ha parlato di una procedura che suona «come un moto perpetuo». Gli oppositori vedono nel modo di procedere del Centro il tentativo di ribaltare una decisione popolare. «Si ha l’impressione di poter cancellare una votazione solo perché non è piaciuta», ha detto in giugno la consigliera agli Stati basilese del PS Eva Herzog. Il consigliere agli Stati grigionese del PLR Martin Schmid ha trovato «intellettualmente interessante» la compresenza di due iniziative tra loro contraddittorie, ma ha precisato: «Dovremmo però accettare la decisione popolare di marzo. Per questo voto no con convinzione.»
I favorevoli contestano che il voto di marzo abbia deciso la questione. Il popolo ha «detto sì all’abolizione della penalizzazione del matrimonio», argomenta Bregy, «ma non a un modello». La consigliera agli Stati lucernese del Centro Andrea Gmür-Schönenberger si è espressa così: «Il sì dell’8 marzo non è un no all’iniziativa per l’equità.» In effetti il modello del Centro non era in votazione a marzo. La legge sull’imposizione individuale era un controprogetto all’iniziativa del PLR, non all’iniziativa per l’equità.
Chi ci guadagna, chi ci perde
Secondo una stima dell’AFC relativa al 2022, circa 690 000 coppie sposate subiscono una penalizzazione del matrimonio nell’imposta federale, mentre circa 630 000 beneficiano di un bonus coniugale. Il Consiglio federale ammette che stime di questo tipo sono «caratterizzate da un notevole livello di incertezza», perché i dati fiscali non mostrano come il reddito sia ripartito tra i coniugi. Dopo il fiasco del 2016 non è un dettaglio.
Chi ne trarrebbe vantaggio, il Consiglio federale lo scrive chiaramente nelle sue spiegazioni: «Rispetto alla situazione attuale, a beneficiare del calcolo fiscale alternativo sarebbero soprattutto i coniugi con due redditi elevati e paragonabili.» Nella variante meno onerosa, con sgravi di circa 680 milioni di franchi, secondo le spiegazioni i coniugi con redditi molto asimmetrici e le persone non coniugate con figli pagherebbero addirittura più di oggi. Per le persone non coniugate senza figli non cambierebbe nulla. Il più favorevole dei due importi, però, spetterebbe soltanto ai coniugi. «Le coppie non sposate restano inchiodate all’importo potenzialmente più alto», ha criticato in aula la consigliera nazionale sangallese dei Verdi Franziska Ryser.
Uno sguardo al passato mostra dove potrebbe finire il denaro. Con il progetto del 2019, secondo il messaggio aggiuntivo del Consiglio federale, circa l’88 per cento dello sgravio sarebbe andato ai contribuenti con un reddito imponibile a partire da 100 000 franchi, che insieme rappresentavano poco meno del 12 per cento di tutti i contribuenti. Queste cifre riguardano il pacchetto di allora, che oltre al calcolo fiscale alternativo prevedeva anche sgravi per le coppie di pensionati e una deduzione per coniugi con reddito unico, e non l’iniziativa attuale. Per quest’ultima la Confederazione non ha pubblicato alcun calcolo comparabile della ripartizione.
I favorevoli fanno altri conti. Il consigliere agli Stati zughese del Centro Peter Hegglin ha illustrato in aula l’esempio di una famiglia con un reddito di 150 000 franchi. Se i genitori si dividono il reddito a metà, secondo i suoi calcoli con l’imposizione individuale pagano 227 franchi di imposta federale, 1108 franchi in meno di oggi. Se a guadagnare è uno solo dei genitori, con l’imposizione individuale la famiglia paga 4928 franchi di imposta federale, 2500 franchi in più di oggi. «È giusto?», ha chiesto Hegglin. Su quali ipotesi poggi il calcolo, per esempio riguardo al numero di figli e alle deduzioni, non emerge dai resoconti dei media.
Quanto costa
L’iniziativa per l’equità costerebbe più dell’imposizione individuale. A seconda del modello, il Consiglio federale prevede minori entrate tra 680 milioni e 3 miliardi di franchi all’anno. Poiché ai Cantoni spetta il 21,2 per cento dell’imposta federale diretta, circa un quinto di questa somma sarebbe a loro carico, ossia tra 140 e 640 milioni di franchi. La variante meno cara sarebbe il calcolo fiscale alternativo, la più cara lo splitting integrale. Nel dibattito, secondo l’ATS, il consigliere nazionale del Centro Markus Ritter ha definito le stime mere costruzioni della fantasia fintanto che il Parlamento non avesse elaborato tariffe e modelli insieme ai Cantoni.
I costi arrivano in un momento in cui la Confederazione è alla ricerca di denaro. Lo stesso giorno la Svizzera vota su un aumento dell’IVA per finanziare la 13a mensilità AVS, mentre per l’esercito il Parlamento sta discutendo un ulteriore aumento. Il messaggio del Consiglio federale segnala inoltre un effetto che va oltre le casse federali: stando alle indagini empiriche, chi percepisce il secondo reddito è, rispetto a chi consegue il primo, «più sensibile agli stimoli provenienti dal regime di imposizione fiscale». Con l’imposizione congiunta il secondo reddito si somma al primo ed è quindi tassato all’aliquota marginale più elevata della coppia. In questo modo, scrive il Consiglio federale, la parità tra donna e uomo verrebbe «incoraggiata in misura minore».
Gli schieramenti
Sostengono l’iniziativa il Centro e l’UDC, i cui gruppi parlamentari hanno votato compatti per il sì. Il Centro ha lanciato la sua campagna all’assemblea dei delegati del 05.09.2026 a Granges-Paccot. «Bisogna porre fine agli svantaggi per il matrimonio», ha detto Bregy. Il comitato d’iniziativa si richiama alla realtà vissuta: lavoro retribuito, cura dei figli e assistenza ai familiari, sostiene, sono ripartiti in modo diverso da una coppia sposata all’altra. Proprio le coppie di pensionati non potrebbero più modificare la ripartizione dei compiti dei decenni passati. Nelle spiegazioni il comitato riassume la sua richiesta in una frase: «Essere equi significa uguale onere fiscale a pari condizioni economiche.»
Contrari sono il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento. Il PLR, i Verdi liberali, il PS e i Verdi hanno votato compatti per il no in Parlamento. Anche l’associazione industriale Swissmem raccomanda di respingere l’iniziativa. Mette in guardia da un sistema fiscale a doppio binario con un notevole onere supplementare e teme che vada perso il contributo dell’imposizione individuale alla lotta contro la carenza di personale qualificato. Andrea Caroni, consigliere agli Stati del PLR di Appenzello Esterno, ha avvertito che un sì creerebbe «una situazione impossibile».
In Parlamento i voti sono stati serrati come di rado accade. La Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale ha raccomandato di respingere l’iniziativa con 13 voti contro 12, quella del Consiglio degli Stati con 7 contro 6. Nelle votazioni finali del 19.06.2026 la raccomandazione di respingerla è passata al Consiglio nazionale con 102 voti contro 97 e al Consiglio degli Stati con 24 contro 20. Gli schieramenti sono quasi gli stessi del 2016: allora sostenevano l’iniziativa il PPD, l’UDC, il PEV e l’UDF, mentre il PLR, il PS, i Verdi, i Verdi liberali e il PBD la respingevano.
Arena: tassare congiuntamente i coniugi?
A favore: sì all’iniziativa
- La penalizzazione del matrimonio nell’imposta federale scompare, a oltre quarant’anni dalla sentenza del Tribunale federale.
- La coppia sposata resta un’unità economica: basta una dichiarazione d’imposta congiunta.
- Lo Stato non impone alle famiglie un modello di vita: si tiene conto anche delle famiglie con un solo reddito.
- Le coppie di pensionati non possono più cambiare la ripartizione dei compiti dei decenni passati e restano tassate congiuntamente.
- Il modello del Centro non era in votazione a marzo: il popolo deve potersi pronunciare in merito.
Contro: no all’iniziativa
- Il popolo ha deciso a marzo: con l’imposizione individuale la penalizzazione del matrimonio scompare dal 2032.
- Si rischiano due sistemi: imposizione congiunta per la Confederazione, individuale per Cantoni e Comuni.
- La penalizzazione scompare, il bonus resta: le coppie non sposate ne escono svantaggiate.
- Minori entrate da 680 milioni a 3 miliardi di franchi all’anno, un quinto delle quali a carico dei Cantoni.
- Ne beneficerebbero soprattutto i coniugi con due redditi elevati.
- Minori incentivi a esercitare un’attività lucrativa per chi percepisce il secondo reddito, perlopiù donne.
I sondaggi: segnali contraddittori
I tre sondaggi si contraddicono sul segno del risultato. Nella prima rilevazione di Leewas per Tamedia e «20 Minuten», del 07 e 08.10.2026, l’iniziativa era in svantaggio con il 38 per cento contro il 51. YouGov ha invece rilevato dal 07 al 19.10.2026 il 57 per cento di sì e il 29 per cento di no; gfs.bern, nel primo sondaggio di tendenza per la SSR dal 05 al 18.10.2026, il 55 per cento di sì, il 34 per cento di no e l’11 per cento di indecisi. Nessuna delle fonti spiega la differenza. gfs.bern intitola il risultato «Vantaggio risicato del sì» e giudica il margine «ancora poco consolidato»: solo il 35 per cento è decisamente favorevole, il 20 per cento decisamente contrario. Il consenso più forte si registra tra i simpatizzanti del Centro, con il 71 per cento, e dell’UDC, con il 64 per cento; tra quelli del PS e dei Verdi si ferma al 40 per cento ciascuno. Le persone sposate o in unione domestica registrata sostengono l’iniziativa al 65 per cento, quelle senza partner al 41 per cento. «Il coinvolgimento personale ha un grande peso», ha detto Corina Schena di gfs.bern alla SRF. Nulla è però ancora deciso: nel corso della campagna le iniziative popolari perdono spesso consensi. L’iniziativa necessita inoltre della maggioranza del popolo e di quella dei Cantoni, che possono divergere: nel 2016 l’iniziativa del PPD ottenne la maggioranza dei Cantoni ma mancò quella del popolo. Nel marzo 2026 la maggioranza dei Cantoni ha respinto l’imposizione individuale.
| Sondaggio | Rilevamento | Sì | No | Indecisi |
|---|---|---|---|---|
| gfs.bern per la SSR | Dal 05 al 18.10.2026, 14 874 persone interpellate | 55 | 34 | 11 |
| YouGov Schweiz | Dal 07 al 19.10.2026, 2949 persone interpellate | 57 | 29 | n. d. |
| Leewas per Tamedia e «20 Minuten» | 07 e 08.10.2026, 11 239 persone interpellate | 38 | 51 | n. d. |
Che cosa cambierebbe con un sì e con un no
| In caso di sì | In caso di no | |
|---|---|---|
| Costituzione | Imposizione congiunta e divieto della penalizzazione del matrimonio a livello federale sanciti nella Costituzione | Nessuna modifica |
| Attuazione | Il Parlamento sceglie un modello entro tre anni, altrimenti il Consiglio federale introduce il calcolo fiscale alternativo al più tardi nel 2030 | Imposizione individuale dal 01.01.2032 per Confederazione, Cantoni e Comuni |
| Imposizione individuale | La legge resta per ora valida, ma per l’imposta federale andrebbe adeguata; sarebbe possibile un nuovo referendum | Attuata come deciso |
| Coniugi | Penalizzazione del matrimonio vietata, il bonus coniugale resta | Penalizzazione e bonus coniugale scompaiono nell’imposta federale |
| Imposta federale diretta | Da 680 milioni a 3 miliardi di franchi in meno all’anno, di cui circa un quinto a carico dei Cantoni | Circa 630 milioni di franchi in meno all’anno |
| Dichiarazione d’imposta | I coniugi continuano a compilarne una congiunta | Ogni persona compila la propria |
Cronologia
Commento: una richiesta legittima, lo strumento sbagliato
Su un punto il Centro ha ragione: la penalizzazione del matrimonio nell’imposta federale è un’omissione che dura da quarant’anni. Per decenni Consiglio federale e Parlamento hanno rimediato solo con scarsa convinzione al fatto che centinaia di migliaia di coppie sposate pagano più imposta federale delle coppie non sposate nelle stesse condizioni. Che un partito la cui iniziativa, nel 2016, fallì di misura sulla base di cifre errate della Confederazione non si fidi più della politica è comprensibile.
Ciononostante l’iniziativa per l’equità è la strada sbagliata. Corregge una disparità di trattamento creandone un’altra: la penalizzazione scompare, il bonus resta. Le coppie non sposate rischiano di pagare più delle coppie sposate con lo stesso reddito, e a guadagnarci di più sono i coniugi con due salari elevati. Questa non è equità, è un privilegio. A ciò si aggiungono perdite fino a tre miliardi di franchi all’anno, proprio ora che la Confederazione cerca nuove entrate per l’AVS e per l’esercito.
Pesa di più la tempistica. Nove mesi dopo una chiara decisione popolare, il modello opposto dovrebbe entrare nella Costituzione. Sul piano formale è legittimo: anche un’iniziativa è espressione della volontà popolare. In pratica si rischia un sistema fiscale con due logiche, seguito da revisioni di legge e da nuovi referendum. Chi voleva abolire la penalizzazione del matrimonio lo ha fatto l’08.03.2026. Le preoccupazioni fondate delle famiglie con un solo reddito e delle coppie di pensionati vanno affrontate nell’attuazione dell’imposizione individuale nei Cantoni, non nella Costituzione federale.
Tutti i dati sono aggiornati al 30.10.2026. Le cifre sulle coppie interessate e sulle perdite di gettito sono stime dell’Amministrazione federale, caratterizzate da un notevole livello di incertezza. Il secondo sondaggio SSR sarà pubblicato a novembre; questo articolo sarà aggiornato in seguito. Le citazioni rilasciate in un’altra lingua sono state tradotte dalla redazione. Le fonti sono citate nella lingua originale.
Sullo stesso tema: 13a mensilità AVS: il popolo ha ordinato, ora gli si presenta il conto · Legge sul materiale bellico: quanta neutralità sopporta l’industria degli armamenti? · Iniziativa sui fuochi d’artificio: perché la Svizzera litiga sui suoi botti
Fonti
- Consiglio federale: pagina della votazione «Ehepaarbesteuerung» con le spiegazioni (stato al 12.10.2026)
- Swissvotes: testo sottoposto a votazione, decreto federale del 19.06.2026
- Swissvotes: messaggio del Consiglio federale (07.03.2025)
- Amministrazione federale delle contribuzioni: Gemeinsame Besteuerung
- Consiglio nazionale: votazione finale (19.06.2026)
- Consiglio degli Stati: votazione finale (19.06.2026)
- Parlamento/ATS: Nationalrat empfiehlt Heiratsstrafen-Initiative zur Ablehnung (17.09.2025)
- CET-S: comunicato stampa (24.03.2026)
- Plattform J: Hauchdünne Entscheidung im Ständerat (04.06.2026)
- SRF/ATS: Heiratsstrafe zurück im Rat (04.06.2026)
- SRF: intervista a Philipp Matthias Bregy (05.06.2026)
- SRF: dibattito al Consiglio nazionale (15.09.2025)
- SRF/ATS: Bundesrat eröffnet Nein-Kampagne (13.10.2026)
- cash.ch/AWP: Keller-Sutter warnt vor Steuerchaos (13.10.2026)
- blue News: Marriage penalty back to the polls (12.10.2026)
- nume.ch: Drei Steuererklärungen für Ehepaare ab 2032? (21.08.2026)
- cash.ch/ATS: assemblea dei delegati del Centro (06.09.2026)
- Swissmem: Parolen zu den eidgenössischen Abstimmungen (08.09.2026)
- cash.ch/AWP: primo sondaggio Tamedia sulla votazione del 29.11.2026 (14.10.2026)
- YouGov Schweiz: barometro d’opinione sulle votazioni del 29.11.2026 (20.10.2026)
- gfs.bern: SRG-Trendumfrage, 1. Welle zur Abstimmung vom 29.11.2026 (23.10.2026)
- SRF: Erste SRG-Umfrage zur Initiative gegen die Heiratsstrafe (23.10.2026)
- Südostschweiz/ATS: gli oppositori lanciano la campagna per il no (19.10.2026)
- SRF: So hat die Schweiz am 08.03.2026 abgestimmt
- SRF: Wie reagiert die Mitte? (09.03.2026)
- blue News/ATS: Individualbesteuerung kommt erst 2032 (19.08.2026)
- Tribunale federale: DTF 110 Ia 7, sentenza Hegetschweiler (13.04.1984)
- Année Politique Suisse: Dossier Abschaffung der Heiratsstrafe
- SRF: Abstimmung über Heiratsstrafe ist ungültig (10.04.2019)
- SRF: Die CVP hofft auf eine Abkürzung (15.09.2019)
- Blick: Pläne für Abschaffung der Heiratsstrafe gescheitert (18.12.2019)
- Consiglio federale: messaggio aggiuntivo «Ausgewogene Paar- und Familienbesteuerung» (2019)
- SRF: Mitte lanciert zwei Initiativen (18.10.2022)
- Consiglio nazionale: votazione finale sull’imposizione individuale (20.06.2025)
- Parlamento/ATS: il Consiglio degli Stati sulla penalizzazione del matrimonio (04.06.2026)
- moneycab/ATS: Initiative hat schweren Stand (16.09.2025)
- Consiglio federale: Bundesrat lehnt Volksinitiative «Ja zu fairen Bundessteuern auch für Ehepaare» ab (26.06.2024)
- Cancelleria federale: Spiegazioni del Consiglio federale, votazione popolare del 29.11.2026 (versione italiana)
- Consiglio federale: messaggio concernente l’iniziativa popolare «Sì a imposte federali eque anche per i coniugi», versione provvisoria (2025)



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